Crisi energetica, cosa (non) abbiamo imparato dalle crisi degli anni ’70

Tabella dei Contenuti

Moricola (Università L’Orientale) a TeleAmbiente: “La possibilità di approvvigionamento di gas dalla Russia ci ha fatto cadere nuovamente in una spirale monopolistica impegnandoci poco sulle rinnovabili”.

Negli ultimi mesi il prezzo delle fonti energetiche è aumentato vertiginosamente, tanto da parlare di una nuova crisi energetica come non se ne vedevano dagli anni ’70.

Giuseppe Moricola, professore di storia economica all’Università L’Orientale di Napoli, per capire l’attuale crisi è utile andare a ripassare quelle del passato. Esistono delle analogie, e quindi quali sono le differenze, tra l’attuale crisi energetica e quelle del ’73 e del ’79?
“Esistono parecchie analogie. Innanzitutto, alla fine degli anni ’60 registravamo la lunga scia del Miracolo economico e l’avvento della crisi energetica di fatto strozzò questo sviluppo. La prima analogia è questa: oggi, dopo gli anni difficili del Covid, eravamo in una via di ripresa economica e ancora una volta la crisi energetica interviene a compromettere questa prospettiva di crescita. E poi c’è la questione della dipendenza. Negli anni ’70 la crisi energetica riguardava il petrolio che aumenta dai 3 dollari al barile di inizio decennio ai circa 40 dollari al barile della fine degli anni 70. Un aumento che fa entrare in un tunnel irreversibile il sistema economico di matrice fordista. Noi oggi siamo di fronte ad una crisi energetica che non riguarda il petrolio ma il gas. Ma proprio il gas ha sostituito il petrolio come fonte energetica principale. Quindi, allo stesso modo degli anni 70, noi siamo di fronte ad un mercato gestito in termini monopolistici”.

Negli anni 70 come fu gestita l’uscita dalla crisi energetica?
Attraverso tre strade. La prima fu un efficientamento energetico che riguardava innanzitutto la disciplina del consumo domestico. Il secondo elemento fu la diversificazione delle fonti energetiche con la sostituzione del petrolio con il nucleare, il gas e il carbone. Il terzo punto fu l’aumento degli stoccaggi di riserve petrolifere insieme alla diversificazione delle fonti di produzione del petrolio. Questo permise di ottenere una produzione aggiuntiva che ebbe un effetto calmieratore sul sul prezzo del petrolio. Cioè, quello che era il collo di imbuto imposto dall’Opec venne a cadere. Così nel 1983-84 il prezzo del petrolio torna a 10 dollari al barile rispetto ai 40 che erano stati raggiunti alla fine degli anni 70″.

Sono le stesse soluzioni messe sul tavolo sia dal governo italiano che da quello europeo. Sono soluzioni ancora attuali?
“Io credo di sì, che le strade da percorrere siano le stesse. Partendo dal presupposto che la nostra economia si basa su un consumo mastodontico di energia che quindi necessita di prezzi bassi, io credo che ancora una volta le strade da percorrere siano composte da un mix di scelte. Non tutte realizzabili nel tempo breve, non tutte in grado di produrre effetti nel breve periodo, ma sono strade in qualche modo obbligate”. 

Russia, l’inviato per il clima Anatoly Chubais si dimette in polemica con Putin

E quindi cosa bisognerebbe fare?
“La prima strada è per esempio quella di sostituire una parte del gas che preleviamo dalla Russia con quello di altri fornitori. Penso ad esempio all’Algeria o al potenziamento dei gasdotti che sono nel Mar Caspio. Poi bisogna potenziare il sistema dei rigassificatori. Tutte queste politiche, però, devono passare innanzitutto per un aumento della produzione nazionale. L’Italia negli anni ’90 produceva 20 milioni di Megawatt ore in termini di gas. Con una politica che oggi si è rilevata sbagliata, oggi ne produciamo circa 3 milioni e mezzo. Quello che voglio dire è che bisogna mettere in piedi una serie di politiche, certo non indolori, sapendo con sano realismo che dureranno molto e che avranno bisogno di molto tempo per svilupparsi. Ma che sono assolutamente imprescindibili nella situazione data”.

Ma se i motivi dell’attuale crisi sono gli stessi di quelle degli anni 70 e le risoluzioni pure, questo significa che non abbiamo imparato nulla dal passato. Non si poteva evitare questa nuova crisi? 
Purtroppo abbiamo imparato poco. La situazione si è ripetuta perché la possibilità di ricorrere all’approvvigionamento di gas soprattutto dalla Russia ci ha in qualche modo rallentati nella ricerca di fonti rinnovabili. È dunque chiaro che serve un’accelerazione in questo senso. Un’accelerazione che doveva esserci già stata ma che adesso si impone come elemento assolutamente necessario. L’altro aspetto è che negli anni 70 l’altra fonte per eccellenza che si pose come alternativa è il nucleare. E oggi questo per esempio non è percorribile. Lo stesso ministro Cingolani ci dice che avrebbe difficoltà a immaginare la costruzione in Italia di centrali di terza generazione per produrre energia termonucleare. La stessa Francia, che per il 70% si rifà all’energia nucleare, oggi tende a ridurre il consumo per sottoporre a revisione le sue centrali nucleari. È dunque necessario trovare anche delle soluzioni miste”. 

Guterres: “Pensare al ritorno al fossile è una follia”

Pubblicità
Articoli Correlati