I dazi statunitensi sui prodotti europei sono sempre più vicini e in molti si chiedono in che modo l’Unione possa reagire per non perdere interi comparti produttivi. I dazi annunciati dal Presidente Donald Trump sono pari al 25% su tutto l’export dell’Unione europea.
I dazi sono delle tasse aggiuntive che pagano i cittadini americani al momento dell’acquisto di un prodotto, in un primo momento quindi sono i cittadini statunitensi a dovere pagare di più un prodotto ma, se questi decidono di rinunciare all’acquisto, ciò si traduce in una minore richiesta di prodotti europei che così perdono mercato e quindi entrate.
“Non dobbiamo mostrarci deboli di fronte a queste misure”, con queste parole il presidente francese, Emmanuel Macron, ha già affermato che l’Unione introdurrà dei dazi su acciaio e alluminio statunitensi oltre a possibili altre misure per rispondere ai dazi Usa. Sul tema regna ancora incertezza poiché Trump ha parlato dazi al 25% su auto e altre cose europee, rimane da capire quindi se i rincari saranno imposti su una selezione di prodotti Made in Eu o su tutti i prodotti indiscriminatamente.
La posizione statunitense parte dallo squilibrio della bilancia commerciale tra Usa e Unione europea che ha un’eccedenza di 300 miliardi di dollari. I rapporti però si invertono nel settore dei servizi con gli Usa che vantano un surplus di 104 miliardi di euro. “Siamo onesti: l’Ue è stata formata per fregarci e hanno fatto un buon lavoro in questo, ma ora ci sono io alla presidenza” ha affermato Trump. La mossa statunitense è mirata proprio a riequilibrare la bilancia commerciale con l’Europa spingendo i Paesi del Vecchio Continente a comprare più prodotti made in Usa, in particolare il debito degli Stati Uniti ha raggiunto dei livelli preoccupanti, è stimato al 7%, trovare dei compratori è cruciale per il futuro del Paese a stelle e strisce e l’amministrazione Trump ne è consapevole.
In Europa i due Paesi con il maggiore surplus commerciale con gli Stati Uniti sono Italia e Germania. I dazi colpirebbero l’Italia prima direttamente su i suoi prodotti, poi indirettamente con l’indebolimento del potere d’acquisto della Germania anch’essa colpita da dazi e principale mercato per il Made in Italy in Europa.
Non si dice preoccupato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida secondo il quale alcuni prodotti di spicco del nostro made in Italy alimentare non risentiranno dei dazi e fa l’esempio dell’olio extravergine d’oliva: “Chi vuole l’olio di oliva extravergine italiano devi comperarlo, al limite lo pagheranno di più e questo porterà inflazione negli Stati Uniti“. “Io non sono preoccupato particolarmente per i prodotti “premium” italiani rispetto ai dazi, che ovviamente non ci fanno piacere, ma più dalle scelte che si fanno di criminalizzazione di certi prodotti” ha concluso Lollobrigida.
Ma Coldiretti ha già calcolato in 2 miliardi l’impatto negativo sul settore agroalimentare italiano, oltre al cibo, la moda e l’export di mobili sarebbero i settori più colpiti. Anche Coldiretti Lazio ha lanciato l’allarme soprattutto per il destino dei piccoli produttori. Sul tema David Granieri, Presidente di Coldiretti Lazio, ha dichiarato a TeleAmbiente: “Per l’agroalimentare sarebbe un vero dramma, nel senso che l’idea è quella di tassarlo al 25%, che significherebbe che in realtà siamo una produzione che già ha dei costi molto alti, perché siamo di fatto condannati a produrre qualità, noi possiamo competere solo sull’alta qualità del prodotto e questo significa che evidentemente avremo dei problemi nella competizione rispetto ad un mercato che si regola anche sul prezzo, quindi costare il 25% in più comporterebbe dei rischi rispetto alla percezione del prodotto stesso. Speriamo che si possa trovare una soluzione, come è stato in passato, e speriamo che alla fine Trump riconosca l’Italia e anche l’Europa, una premiership rispetto ad un cibo salutare, perché non è solo prezzo, noi garantiamo una salubrità, un sistema sanitario molto efficiente, un sistema agricolo molto efficiente, più sostenibile al mondo e questo non credo che passerà inosservato.”
Intanto il 4 marzo gli Usa applicheranno i dazi su Canada, Messico del 25% e sui prodotti cinesi del 10% (oltre il 10% già applicato dal mese di febbraio).


