Donne e agricoltura, il doppio degli ostacoli per le imprenditrici

Donne e agricoltura, il doppio degli ostacoli per le imprenditrici

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In agricoltura il fattore donna ha un peso specifico e delle potenzialità ancora inespresse, come accade a molti comparti produttivi in Italia.

“Agricoltura del futuro tra innovazione e tradizione” è il titolo del convegno voluto da FIDAPA e Confagricoltura Donna. Presso Palazzo della Valle le rappresentanti delle due sigle hanno dialogato con ricercatrici e studiose per individuare le prospettive future e le difficoltà che limitano ancora lo sviluppo del settore.

L’inadeguatezza del welfare, che lascia il peso della gestione familiare e della cura dei familiari non autosufficienti sulle spalle delle sole donne, è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo dell’imprenditorialità femminile, anche in campo agricolo.

Abbiamo chiesto ad Alessandra Oddi Baglioni, Presidente di Confagricoltura Donna se nostro Paese c’è un ritardo, come per le materie STEM, se c’è la difficoltà a immaginarsi come donna che si occupa di queste tematiche.Per l’agricoltura c’è ancora un dislivello da superare?: “Sì, perché chiaramente una donna che è imprenditrice agricola ha un doppio problema. Se c’è un problema di cambiamento climatico, se mi smotta una collina, ho il problema di non potere arrivare sui miei terreni col trattore, ma ho anche un problema nel settore della cura, se ho dei bambini, se ho un anziano. Quindi la donna ha un problema in più.”

E questa è però una problematica che si risolve a livello istituzionale?: “Certo, – risponde Baglioni- con degli aiuti che possono essere sia aiuti strutturali che aiuti finanziari.
Diciamo che gli aiuti strutturali sono quasi più importanti degli aiuti finanziari. Perché se noi abbiamo asili nido, una piattaforma distributiva, attenzione agli anziani, lei capisce che poi all’impresa ci pensiamo noi.”

Catia Zumpano, ricercatrice del CREA ha partecipato al convegno. Riguardo agli elementi che ostacolano la crescita di questo settore in prospettiva futura, ha affermato: “Io direi che gli ostacoli sono diversi e dipendono da una serie di fattori che possono essere sicuramente di natura strutturale. A monte direi anche il fatto che viviamo in un paese in cui le pari opportunità sono più una
questione di principio piuttosto che di azioni sul campo. Nello specifico, per quanto riguarda le donne, c’è un problema ad esempio per quanto riguarda le dimensioni aziendali. Se uno va a
vedere i dati statistici, vede che le donne sono soprattutto presenti nelle piccole imprese e questo ha dei riflessi anche per quanto riguarda la redditività dell’impresa. Anche se dal mio punto di vista non sempre questo è un aspetto negativo, ma può essere anche un aspetto positivo perché è frutto di una scelta delle donne che non necessariamente sono folgorate dal concetto di competitività, di stare sui mercati, ma piuttosto di fare
un’agricoltura che sia anche alla portata dei fabbisogni del territorio locale e che garantisca un cibo sano e salubre.”

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