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Ecoreati, la legge compie dieci anni

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Il vicepresidente della Camera, e già ministro dell’Ambiente, Sergio Costa: “Una legge molto attesa, sicuramente perfettibile, ma che ci ha permesso di contrastare i delitti ambientali”. Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani: “Da dieci anni finalmente chi inquina paga, ma ci sono ancora delle lacune da colmare”.

La legge numero 68 del 2015 sugli ecoreati compie dieci anni. Era il 19 maggio 2015 quando veniva approvata una legge rivoluzionaria, di iniziativa parlamentare, che introduceva una serie di nuovi reati contro l’ambiente e la salute, colmando una lacuna evidente nel sistema giuridico italiano. Una legge capace di rendere più agevoli e funzionali i meccanismi di repressione nei confronti dei delitti ambientali, favorendo così il lavoro di investigatori e inquirenti. Per questo, alla Camera dei deputati, il vicepresidente e già ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha organizzato un convegno ricco e approfondito per tracciare un bilancio di questi dieci anni. All’incontro hanno partecipato i parlamentari protagonisti della proposta e dell’approvazione della legge e altri rappresentanti politici e istituzionali, ma anche investigatori, magistrati, esperti giuridici, attivisti ambientali e alcuni cittadini che sulla propria pelle hanno dovuto subire le conseguenze degli ecoreati.

La legge sugli ecodelitti è stata una legge molto desiderata e anche tanto attesa, la volevamo svariati decenni fa perché ci avrebbe aiutato a non trovare alcuni territori della nostra Penisola devastati. Alla fine, fortunatamente è arrivata. In questi dieci anni ha prodotto ottimi risultati: parliamo di 7.000 reati, di interventi molto consistenti delle forze di polizia e dell’apertura di orizzonti investigativi supplementari che nemmeno potevamo immaginare e su cui tante altre nazioni ci chiedono di capire come ci siamo arrivati. Penso all’introduzione del concetto di inquinamento ambientale come fattispecie di reato autonoma, al disastro ambientale, all’omessa bonifica ma anche all’aiuto che questa legge dà al controllo delle attività predatorie dal punto di vista ambientale” – ha spiegato Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati, che ha organizzato il convegno – “È una buona legge, come tutte è perfettibile: i magistrati, le forze delle polizia e io stesso, da investigatore e da ministro, ci siamo resi conto che ci sono dei passaggi ulteriori da fare. Non abbiamo trovato i numeri in Parlamento, né nella scorsa legislatura né in quella attuale, per poter aggiornare la legge sugli ecodelitti. Però è sempre lì, depositata in Parlamento, ci crediamo e ci lavoriamo in termini legislativi“.

Perché aggiornare quella legge? Perché con il tempo, così come si sviluppano nel tempo le leggi, allo stesso modo si sviluppa anche la criminalità, compresa quella ambientale. Bisogna seguire e costruire sempre nuovi strumenti, giuridici e legislativi, per aggredire quella frangia di criminali e salvaguardare le persone perbene, che sono la stragrande maggioranza. Oggi celebriamo questa legge e da qui vogliamo ripartire” – ha aggiunto il già ministro dell’Ambiente – “Il governo Conte I e ancor di più il governo Conte II, in cui ero ministro dell’Ambiente, sono stati gli Esecutivi che hanno prodotto più norme di primo e secondo livello per tutelare l’ambiente e darne una visione diversa. Forse quei tre anni sono stati il momento di sviluppo del pensiero politico ambientale, questo è un dato storico. Oggi invece assistiamo ad una narcosi dell’ambiente: non se ne parla più, non è più una priorità, e gli 800 miliardi di euro che l’Unione europea ha deciso di stanziare a favore del riarmo, che vuol dire semplicemente comprare nuove armi e non formare una difesa comune. Non si pensa ad una struttura di difesa, si pensa solo a mettere a terra acquisti. Questi 800 miliardi sono una iattura rispetto a tutti i temi ambientali, potevano essere spesi per sostenere le attività economiche e produttive nella transizione ecologica che è quello che semplicemente ci ricorda sempre l’Onu“.

Il tempo sta scadendo, c’è un rischio importante che i mutamenti climatici siano la deadline della situazione planetaria. Non vuol dire che il Pianeta si distruggerà, ma che noi uomini avremo seri problemi: il Pianeta può sopravvivere senza l’essere umano, è l’essere umano che non sopravvive senza il Pianeta. Questo è il grande dato e se questo scenario, non apocalittico ma sicuramente da affrontare, non verrà risolto spendendo 800 miliardi per le armi. Quelle risorse potevano essere spese per la diplomazia, per lo sviluppo dell’economia sana, per il lavoro, per lo sviluppo territoriale e per la sanità” – ha concluso l’onorevole Sergio Costa – “Sposo appieno quello che dice Giuseppe Conte, non perché è il presidente del mio partito, ma perché sono parole di assoluto buonsenso. Con quegli 800 miliardi pensate davvero che risolveremo il problema delle liste d’attesa? La gente si curerà meglio se avrà un kalashnikov o una bomba a mano? Metteranno il piatto a tavola con un pacco di proiettili supplementari? Risolveremo il problema dell’inquinamento dei fiumi e dei mari, o il tema dell’erosione delle coste? Questo è il grande tema, su questo dobbiamo iniziare tutti a svegliarci, per questo parlo di narcosi comunicativa e ambientale“.

In questi dieci anni sono stati contestati 7.000 delitti ambientali su 21 mila controlli, questo significa che un controllo ogni tre fa emergere un delitto contro l’ambiente. Da una parte i fenomeni sono ancora molto diffusi, dall’altra le indagini sono molto selettive rispetto a quelli che potrebbero essere i delitti ambientali commessi sul territorio. Il principale delitto contestato è quello dell’inquinamento ambientale, seguito dall’organizzazione di traffico illecito di rifiuti e dal disastro ambientale” – il punto di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – “In dieci anni sono stati sequestrati beni per oltre un miliardo di euro, questo significa che l’illegalità ambientale, come abbiamo sempre detto, ha a che fare molto con la criminalità ambientale e con alcuni inquinatori seriali nel mondo dell’industria che facevano concorrenza sleale alle aziende serie che hanno sempre rispettato la legge. Questo ha garantito loro elevati profitti che, grazie a questa norma, si possono confiscare“.

La legge sta funzionando bene, lo raccontano i dati delle forze dell’ordine e della Magistratura che abbiamo raccolto insieme a Libera. Non avevamo dubbi, dal 2013 al 2015 dicevamo che con questa norma finalmente chi inquina avrebbe pagato davvero. I reati di inquinamento, disastro ambientale, omessa bonifica e impedimento del controlo ambientale sono diventati delitti da codice penale: si rischia giustamente tanto e le forze dell’ordine hanno finalmente la possibilità di usare strumenti di indagine efficaci come le intercettazioni telefoniche e ambientali, le rogatorie internazionali, gli arresti in flagranza, i tempi di prescrizione raddoppiati e la confisca dei beni anche per equivalente, strumenti che si utilizzano anche per le organizzazioni mafiose” – ha aggiunto il presidente di Legambiente – “Questo decennale cade mentre stiamo lavorando per recepire la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, speriamo che questo avvenga entro un anno e possa colmare quei buchi che sono presenti ancora nel nostro codice penale. Pensiamo alle agromafie, che minano un settore importante per il Pil italiano come l’agricoltura ma anche la salute dei consumatori, o ai delitti contro gli animali, presenti nella direttiva europea ma non in Italia. Speriamo che questo recepimento possa essere l’occasione giusta per completare questa riforma di civiltà che è iniziata in maniera molto evidente con quella legge approvata il 19 maggio 2015, grazie ad un lavoro tra maggioranza e opposizione, e che salutammo con grandissimo favore visto che ci abbiamo lavorato per 21 anni“.

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