L’abito 1522 di Emanuele Pepe non è solo moda, ma un’autentica chiamata all’azione, rivolta a uomini e donne. Dal 2020, inoltre,  lo stilista pugliese realizza abiti green con il processo di upcycling.

“1522” è l’abito da sposa di Emanuele Pepe contro la violenza sulle donne

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L’abito 1522 di Emanuele Pepe non è solo moda, ma un’autentica chiamata all’azione, rivolta a uomini e donne. Dal 2020, inoltre,  lo stilista pugliese realizza abiti green con il processo di upcycling.

Un abito che diventa un grido di denuncia. Lo stilista pugliese Emanuele Pepe con l’abito intitolato “1522” ha dato vita al primo capo da sposa con sovrimpresso un numero di denuncia sociale.

La creazione, nel giugno scorso già esposta al Pitti Uomo 108 attraverso l’evento collaterale sulla moda sostenibile circolare Fashion Beyond Waste, ha l’obiettivo di scuotere le coscienze nella battaglia contro gli stereotipi di genere e la violenza sulle donne. Non è caso che l’abito sia stato esposto in una fiera storicamente legata al menswear, perchè, come afferma lo stilista, “il cambiamento deve partire dalla testa degli uomini”. L’opera di Pepe non è solo moda, ma un’autentica chiamata all’azione, rivolta a uomini e donne.

“Il titolo è 1522, raccoglie in queste cifre l’angoscia, il dolore, il bisogno di aiuto di tante donne che proprio all’interno del loro matrimonio, in quella che dovrebbe essere la pace delle mura domestiche, trovano invece l’abisso“, spiega l’artista il cui brand EP5 si fonda sul riciclo creativo.

“Questo mio abito non ha nulla di convenzionale. Non è un vestito di moda, è una provocazione visiva. Niente tulle, raso, chiffon. La veste è decorata con scritte rosso sangue, fatte col rossetto. L’orlo è costellato di lucchetti. Nel contesto fiorentino non ho fatto sfilare gli abiti del mio marchio, ma ho costruito una installazione unica, evocata da gigli lasciati marcire e la canzone Perfect Day di Lou Reed, con l’intento di voler disturbare. Questi elementi inquietanti, simbolici, alludono alla prigionia vissuta oggigiorno da troppe donne“, spiega lo stilista su La Gazzetta del Mezzogiorno.

 

 

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La creazione del stilista sarà anche protagonista a Taranto in occasione dell’evento “Vesti il rispetto: la moda contro la violenza sulle donne”.


Se sei vittima di violenza, chiedi aiuto e contatta il 1522, numero unico dei centri antiviolenza, a sostegno delle donne in difficoltà.

EP5 di Emanuele Pepe, un brand di sostenibilità, arte e libertà

Dal 2020 Pepe, pugliese trapiantato a Roma, classe 1993, realizza abiti green con il processo di upcycling, ovvero il riuso creativo di capi e tessuti già esistenti che si trasformano in pezzi unici e delle serie limitate.

Un marchio sostenibile di pezzi unici unisex, le cui radici nella società e nella cultura si fondono combinando i classici del made in Italy in una chiave contemporanea e anticonformista.

Veste personaggi dello spettacolo come Carolina Crescentini, Fiorello, Ambra Angiolini, Claudia Gerini e Fabio Canino.

 

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“I capi che indossiamo dovrebbero rispecchiare chi siamo, farci sentire liberi di essere noi stessi, a proprio agio come a casa. Realizzando principalmente pezzi unici non ho un vero e proprio moodboard, lascio che sia la fantasia dopo l’istinto a spingermi e sperimentare ogni nuova singola creazione. Mi piace esplorare nuovi concetti, mischiare stili, tecniche e materiali, mi diverte e mi rende libero. Vedo gli abiti come tele“, afferma lo stilista.

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