Approvata dal Parlamento UE la modifica alle norme sulle emissioni di CO₂ per auto e furgoni: cambia il metodo di calcolo, che diventa triennale. Una boccata d’ossigeno per l’industria automobilistica europea in crisi.
I costruttori europei di automobili possono tirare un sospiro di sollievo. Giovedì scorso, il Parlamento europeo ha approvato le modifiche proposte dalla Commissione UE alle norme sulle emissioni di auto e furgoni. Un provvedimento che ha raccolto 458 voti favorevoli, 101 contrari e 14 astensioni.
Gli eurodeputati hanno lasciato invariati i limiti di CO₂ precedentemente concordati. Ciò che cambia riguarda le tempistiche. Fino a prima delle modifiche il calcolo delle emissioni era annuale. Da oggi, la media sarà calcolata su base triennale: dal 2025 al 2027. I produttori, dunque, avranno altri tre anni per rientrare nei limiti senza incorrere nelle sanzioni multi-milionarie che sarebbero scattate in assenza di questa modifica.
Un nuovo impianto normativo che mira a dare ossigeno a un settore, quello automobilistico, in profonda difficoltà. Dopo due decenni di crescita ininterrotta, dal 2017 il settore è in crisi, soprattutto in Europa. Numeri alla mano: nel 2017 le case automobilistiche del Vecchio Continente producevano 17 milioni di auto, nel 2023 appena 12. Un crollo del 30%.
A frenare i nuovi acquisti sono i prezzi ai massimi storici. Colpa delle regole europee che impongono standard ambientali sempre più stringenti, tuonano i rappresentanti delle case automobilistiche. Di diverso avviso le associazioni ambientaliste secondo cui a pesare è stato lo sforzo troppo debole da parte dei produttori per adeguarsi alle regole europee sulla decarbonizzazione.
Preoccupazione per l’ok di Strasburgo arriva anche dal think tank europeo Transport&Enrivronment secondo cui “questo rinvio darà all’industria l’opportunità di frenare l’espansione dei veicoli elettrici e ridurre gli investimenti in chiave green”.
Emissioni auto, l’Europa fa marcia indietro?
Questa decisione si inserisce in un più ampio percorso di revisione delle regole green applicate al settore auto che sta vedendo protagonista la seconda commissione guidata da Ursula von der Leyen. Un nuovo approccio che vede, tra le novità, l’apertura a e-fuels e biocarburanti oltre che alle auto elettriche a partire dal 2035.
Scetticismo è stato espresso da ECCO Climate. Massimiliano Bienati, capo programma trasporti di ECCO, ha evidenziato i rischi legati alla produzione di questi carburanti, che potrebbe comportare deforestazione e perdita di biodiversità, minando così la sostenibilità a lungo termine. “La produzione di biocarburanti è invasiva, e stiamo parlando di miliardi di litri all’anno, il che potrebbe mettere sotto pressione anche la produzione alimentare”, ha avvertito.
“Questa apertura agli e-fuels e forse ai biocarburanti potrebbe sembrare un compromesso, ma io la definirei una vittoria di Pirro. Una soluzione che oggi appare conveniente, ma che potrebbe danneggiare il futuro”, ha affermato, facendo riferimento ai vantaggi competitivi che l’industria automobilistica asiatica ha già acquisito nel mercato delle auto elettriche.
Bienati ha sottolineato che l’elettrico rimane la tecnologia del futuro. Secondo lui, la vera sfida è evitare che l’Europa venga superata nel settore dell’auto elettrica, un mercato in continua espansione, ma dominato da produttori asiatici.
Inoltre, Bienati ha messo in evidenza l’aspetto economico di questa transizione. “La produzione di combustibili sintetici non è sostenibile a livello di costi. Parliamo di 8-10 euro al litro per un carburante che ha un’efficienza energetica cinque volte inferiore rispetto all’elettricità”, ha spiegato. Per fare 20 chilometri con un’auto alimentata a e-fuel, il costo sarebbe notevolmente superiore rispetto a un’auto elettrica, che consente di percorrere la stessa distanza con un costo molto più basso.
Un altro punto importante sollevato da Massimiliano Bienati nell’intervista a TA Magazine su TeleAmbiente riguarda la possibilità che la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen possa ridurre o annullare le multe previste per i costruttori che non raggiungono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2025.


