Energia, sfruttare le potenzialità del mini-idroelettrico per creare nuove comunità energetiche

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Il professor Maurizio Righetti a TeleAmbiente: “In Italia i siti su cui costruire centrali idroelettriche sono già sfruttati e offrono il 15% dell’energia consumata nel Paese. Ma l’idroelettrico può ancora dare tanto con i piccoli impianti che possono rendere indipendenti abitazioni o intere comunità”

Continua il conflitto in Ucraina e continua anche la guerra parallela tra Russia e Occidente sul fronte energetico. L’Italia e l’Europa sono la ricerca di fonti alternative al gas russo. Mentre sul breve periodo si pensa all’acquisto di gas da altri Paesi, sul lungo periodo bisogna guardare all’autoproduzione, magari con una spinta alle rinnovabili.

Tra le fonti rinnovabili più utilizzate c’è l’idroelettrico. Professor Maurizio Righetti, docente di Costruzioni idroelettriche presso l’Università di Bolzano, quanto vale la produzione di energia con idroelettrico in Italia?
“In Italia sostanzialmente la produzione di idroelettrico corrisponde a circa il 15% della produzione totale a livello nazionale. La stragrande maggioranza di questo 15% proviene dai grossi impianti idroelettrici che sono stati realizzati nell’ultimo secolo. I più numerosi e i più grossi si trovano ovviamente sulle Alpi. A dir la verità negli ultimi 20 anni si sono aggiunti, sulla spinta delle prospettive Horizon 2020 di produzione di energia rinnovabile, nuovi impianti che sono stati installati in Italia e che hanno riguardato quelli che si chiamano mini-idro, cioè piccoli impianti ad acqua fluente. Per dare alcuni numeri, che sono riportati sui siti di Terna e di Arera, si è passati ad oggi a più di 4mila impianti idroelettrici contatti fino alla fine del 2019. Però l’incremento percentuale che questo grande numero di piccoli impianti idroelettrici è irrisorio. Stiamo parlando di 1 o 2 punti percentuali sui 15 di cui abbiamo parlato prima. Quindi grande numerosità di impianti ma molto piccoli che non possono competere con i grossi impianti realizzati nell’ultimo secolo  ma che comunque possono dare un loro contributo”. 

È possibile costruire nuove centrali idroelettriche in Italia? E quanto queste possono offrire a livello di energia elettrica in un futuro di medio-lungo periodo?
“I siti più produttivi ovviamente sono già stati sfruttati nei secoli passati. Ciò significa che non sono rimasti grandi siti molto efficienti e molto produttivi su cui andare a costruire nuove centrali idroelettriche. Inoltre, i tempi per la costruzione di centrali, grandi o piccole che siano, sono abbastanza lunghi in Italia perché c’è tutto un iter di approvazione, non ultimo quello relativo alla compatibilità ambientale di nuovi impianti che deve essere rispettato. Per cui, nello scenario di pochi anni non mi sembra che ci possa essere un incremento del potenziale con nuove centrali”.

Lei ha fatto riferimento al mini-idro. Spesso quando si parla di rinnovabili si fa riferimento anche alle comunità energetiche, di solito costituite a partire dal fotovoltaico e qualche volta con con l’eolico. Sarebbe possibile creare una comunità energetica con il mini-idro?
“Sarebbe possibile e in realtà lo si sta già facendo in varie comunità. E io personalmente penso che questo sarebbe auspicabile. Cioè, se noi riusciamo a produrre localmente dai cosiddetti cascami energetici, per esempio da dei corsi d’acqua molto piccoli, dai torrenti che sono in prossimità di una certa comunità che si trova in una zona favorevole di punto di vista idraulico, riusciamo a trasformare questa energia del corso d’acqua in energia elettrica e a sfruttarla localmente, rendiamo quella comunità meno dipendente dalle esigenze del mercato e anche dei vincoli del mercato che in questo periodo sono importanti perché aumentano di molto le bollette. Insomma, le produzioni decentrate sono sempre da favorire secondo me. Anche perché, proprio poiché si parla di una produzione decentrata e siccome è a favore di quella comunità locale, le stesse comunità locali si sentono più partecipi”. 

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