Erosione costiera in Italia, Ispra In 50 anni abbiamo perso 40 km² di spiagge

Erosione costiera in Italia, Ispra: “In 50 anni abbiamo perso 40 km² di spiagge”

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L’erosione delle spiagge italiane è un fenomeno crescente, con 1.200 chilometri di coste sabbiose a rischio. ISPRA monitora la causa della perdita di sabbia, tra attività umane e cambiamenti climatici, un’emergenza che richiede interventi urgenti e pianificazione efficace. A TeleAmbiente l’intervista al ricercatore ISPRA Filippo D’Ascola.

Con la fine dell’inverno torna, come ogni anno, la preoccupazione per la tenuta delle coste italiane, colpite dal fenomeno dell’erosione. Un fenomeno che provoca la perdita di terre emerse, minacciando ecosistemi e infrastrutture. Fino a non troppo tempo fa, era perfettamente in equilibrio, ma a causa delle attività umane e dei cambiamenti climatici, è diventato una vera e propria emergenza.

Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, circa 1.200 chilometri di spiagge italiane sono fortemente soggetti a erosione, con arretramenti medi superiori a 25 metri negli ultimi 50 anni. Questo fenomeno interessa circa il 42% delle coste sabbiose italiane.

Per intenderci, nell’ultimo mezzo secolo, l’Italia ha perso 40 chilometri quadrati di spiagge, corrispondenti a una perdita media di 23 metri di superficie per ogni chilometro di litorale.

Erosione costiera, tra cambiamento climatico e mano dell’Uomo

Un problema generalizzato e multifattoriale che è costantemente sotto la lente d’ingrandimento di ISPRA che col suo Centro Nazionale per la difesa delle Coste monitora da 20 anni l’andamento del fenomeno e cerca di comprendere quali sono le ragioni che stanno portando le spiegga italiane a sparire, come ha spiegato a TeleAmbiente Filippo D’Ascola di Ispra: “Abbiamo i fiumi che non portano più la sabbia che portavamo un tempo al mare. La buonissima parte dipende dal fatto che la sabbia lo usiamo per fare il cemento. Il cemento con cui facciamo le costruzioni perlopiù è sabbia, è sabbia di fiume. Quindi questa sabbia non arriva più al mare. Il secondo motivo è il fatto che noi costruiamo lungo il mare sempre più porti, sempre più opere rigide di protezione costiera per cui la sabbia che veniva trasportata dalle mareggiate, dalle correnti d’onda costiere e perlopiù dalle mareggiate non riesce più a raggiungere le sabbie che una volta raggiungeva. E infine il fatto che abbiamo costruito sulla duna. Le dune costiere sono proprio una riserva di sabbia che quando arriva la mareggiata, quella importante, quella invernale che andiamo a vedere a mare, quando arriva quella, le dune sono una riserva. Vengono erose in quel momento dalla spiaggia, vengono sparse sul resto della superficie della spiaggia e quindi non viene diminuita la superficie della spiaggia e poi piano piano nel tempo vengono ricostituite durante i mesi successivi”.

“Ecco, questi tre elementi mancando si aggiungono ai cambiamenti climatici, quindi innalzamento del livello del mare e altri elementi che potenzialmente ci accompagneranno per decenni e decenni, tutti insieme sono cose complesse da affrontare se non fare una pianificazione fatta bene, con gli stanziamenti giusti, ma soprattutto con l’interdisciplinarità giusta e ai difficoltà da agire efficacemente”, ha concluso D’Ascola.

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