Esplosione all'ENI di Calenzano, il bilancio provvisorio è di 2 morti e 3 dispersi

Esplosione all’ENI di Calenzano, il bilancio delle vittime sale a 5

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Un’esplosione enorme ha colpito il sito ENI di Calenzano, in provincia di Firenze. La procura di Prato ha aperto un’indagine per chiarire le cause e le responsabilità, mentre cresce l’attenzione sull’impatto ambientale e sulla qualità dell’aria nella zona.

Ultimi aggiornamenti ore 13:23 martedì 10 dicembre. I vigili del fuoco hanno trovato anche il corpo dell’ultima persona che risultava ancora dispersa in seguito dell’esplosione avvenuta ieri mattina nel deposito di carburanti Eni a Calenzano (Firenze). Sale così a cinque il numero delle vittime, ma si attende comunque la conferma da parte della procura di Prato che coordina le indagini. Ricoverati ancora negli ospedali di Firenze, Prato e Pisa quattordici persone, due delle quali in gravi condizioni.

Cose è successo nel deposito Eni a Calenzano (Firenze)

Un’esplosione che si è sentita in quasi tutta la provincia di Firenze tanto è stata potente. È quella che ha sconquassato Calenzano luendì 9 dicembre 15 minuti dopo le 10.

Secondo le prime ricostruzioni l’esplosione sarebbe avvenuta a causa di una perdita durante le operazioni di riempimento di un’autocisterna all’interno del sito ENI del comune toscano, uno dei maggiori poli di distribuzione di idrocarburi del centro Italia: 170mila metri quadri dove sono stoccate 160mila tonnellate di combustibili fossili.

Il conto delle vittime è ancora provvisorio: almeno due i morti e sette i feriti. Ma tre operai mancano ancora all’appello. Sono dispersi e il timore che ormai sembra certezza è che abbiano perso la vita durante l’esplosione.

La procura di Prato ha aperto un’inchiesta che avrà l’obiettivo di stabilire cosa sia accaduto e di chi sia la responsabilità dell’incidente.

Esplosione a Calenzano, timori sulla qualità dell’aria

Intanto resta alta l’attenzione sulla salubrità dell’aria. L’enorme muro di fumo che si è alzato al cielo dopo l’esplosione potrebbe aver fatto depositare sui terreni e nei corsi d’acqua le particelle inquinanti. Ma secondo l’Arpat, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, la qualità dell’aria nei dintorni è buona.

La colonna di fumo che si è sviluppata, infatti, era molto densa e calda, e questo l’ha fatta sollevare notevolmente e grazie a un vento piuttosto forte, il fumo si è disperso rapidamente. Ma resta valido l’invito a tenere chiuse le finestre in via precauzionale in un raggio di 5 chilometri.

I precedenti casi che hanno riguardato ENI

L’esplosione di Calenzano, vicino Firenze, non è il primo incidente che ha interessato un sito di proprietà dell’ENI, la multinazionale italiana, tra i leader mondiali del settore Oil&Gas.

Ecco i precedenti:

  1. Incendio alla raffineria di Gela. L’11 gennaio del 2022 un incendio divampato nella Raffineria Eni di Gela fece scattare il Piano di emergenza generale. Le fiamme si svilupparono negli impianti di distillazione dell’Isola 8 dopo la esplosione di un forno.
  2. Incendio alla raffineria di Livorno (Stagno). Il 30 novembre del 2021, all’interno della raffineria ENI di Stagno nel Comune di Collesalvetti, scoppiò un incendio accompagnato da un forte boato. Al momento dell’evento, l’intera raffineria era in manutenzione programmata. L’unico impianto attivo era quello “Hot Oil” che garantiva soltanto il riscaldamento degli stoccaggi. A causa dell’inattività del sito, l’esplosione non causò feriti o morti ma richiese l’intervento massiccio dei Vigili del Fuoco per domare le fiamme.
  3. Incendio nel deposito ENI di Porto Marghera. Il 28 marzo del 2020 un’esplosione seguita da un incendio interessò un deposito di prodotti chimici di ENI nella zona industriale di Venezia, a Porto Marghera. L’incidente causò alcuni feriti e richiese l’intervento dei vigili del fuoco per diverse ore.
  4. Esplosione nel deposito ENI di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia). Il 17 settembre del 2019 si verificò un’esplosione in un impianto che era fermo per un intervento di manutenzione programmata a Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia. Era la terza esplosione in poco tempo in quel sito, dopo quelle del dicembre 2016 e del febbraio 2017.
  5. Esplosione all’ENI di Taranto. Il 10 settembre 2012, un incendio divampò all’interno della raffineria ENI di Taranto. A prendere fuoco fu una tubazione che consentiva di trasportare il carburante verso le cisterne.
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