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ETS, ecco la proposta di revisione Ue: cosa prevede

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Tra le principali novità, diverse ripartizioni delle quote disponibili, più permessi gratuiti e l’obiettivo di raddoppiare al 2040 i consumi energetici coperti dall’elettricità. Ma anche l’estensione dell’ETS ai jet privati e agli impianti di incenerimento (seppur gradualmente e con possibilità di esenzioni dal 2035). Misure che ora andranno discusse con gli Stati membri ma che sembrano già scontentare tutti.

La tanto attesa revisione dell’ETS (Emission Trading System), da parte dell’Ue, è finalmente arrivata ma rischia di scontentare tutti. Nel tentativo di conciliare la transizione energetica e la decarbonizzazione con l’indipendenza energetica e la competitività delle imprese, la Commissione europea nella sua proposta di revisione ha introdotto alcune misure significative che, di fatto, non soddisfano né l’industria, spalleggiata da Paesi come l’Italia che continuano a chiedere di sospendere il sistema di scambio di emissioni, né gli ambientalisti e quei Paesi del Nord Europa in cui è maggiore la consapevolezza di seguire il più possibile i dettami del Green Deal.

Essendo una proposta, la revisione non è ovviamente definitiva, ma ci sono diverse novità significative. In primis, la riduzione del numero di quote disponibili sarà maggiore fino al 2030, nel tentativo di avvicinarsi agli obiettivi di decarbonizzazione fissati per quell’anno, mentre dal 2031 sarà molto più graduale. Resta infatti l’obiettivo di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040 per raggiungere poi la neutralità climatica nel 2050.

Altra novità è l’obiettivo ambizioso di favorire i consumi energetici con l’energia elettrica rispetto al gas, con la quota coperta da elettricità che Bruxelles, rispetto a oggi, vorrebbe raddoppiare entro il 2040. Lo ha annunciato esplicitamente il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, che punta a far sì che l’energia elettrica venga tassata meno del gas, come strumento per la riduzione dei costi delle bollette. Lo stesso Jorgensen ha ricordato che, in media, l’ETS pesa per circa l’11% sull’importo in bolletta, con il resto che viene determinato dal prezzo dell’energia, dai costi di rete e, appunto, dalla tassazione.

Un aspetto che farà sicuramente molto discutere è la concessione di più quote gratuite rispetto a quanto avvenuto finora, soprattutto per quelle imprese ‘hard-to-abate’, dove la decarbonizzazione è tecnicamente ed economicamente complicata, e per quelle più a rischio delocalizzazione.

A presentare la proposta di revisione dell’ETS c’era anche il commissario europeo al Clima, l’olandese Wopke Hoekstra, che non ha risparmiato una ‘stoccata’ agli Stati membri dell’Unione europea. L’80% del totale dei ricavi delle aste del sistema ETS, infatti, è stato destinato a tutti i singoli Stati, ma poi, a livello nazionale, solo il 10% di quei fondi è stato investito nella decarbonizzazione industriale. Per questo, d’ora in poi quei ricavi saranno garantiti solo se le imprese presenteranno ogni anno piani concreti di decarbonizzazione.

Sul fronte trasporti, un’altra novità, molto significativa e attesa, è l’estensione dell’ETS ai voli privati, ai voli commerciali fino a cinquemila chilometri da Francoforte e ad alcuni porti di Paesi terzi nei pressi dei confini comunitari. Paradossalmente, infatti, fino ad oggi l’ETS vigeva per tutti i voli di linea, ma non per i jet privati, con il costo che spesso veniva coperto da rincari sui biglietti aerei per i singoli passeggeri.

Attenzione, poi, alle novità per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. In questo caso, il tanto discusso inserimento di inceneritori e termovalorizzatori ci sarà, ma in modo molto ‘edulcorato’. In primis, partirà in modo molto graduale dal 2031 e fino al 2035, e ci sarà una possibilità di uscire dall’ETS nel 2035 se verranno soddisfatte due di queste tre condizioni: una carbon tax equivalente a livello nazionale; il raggiungimento degli obiettivi di riciclo prefissati; il raggiungimento degli obiettivi sulle discariche.

Dalla proposta alla revisione effettiva, la strada è ancora lunga. Eppure, a giudicare dalle primissime reazioni, in pochi sono rimasti soddisfatti. Da un lato le imprese, a cominciare da Confindustria, che continuano a chiedere una sospensione o comunque un forte allentamento delle misure previste dall’ETS. Dall’altro, le associazioni ambientaliste di tutta Europa, molto preoccupate per quei permessi di inquinamento gratuiti che favoriranno la dipendenza dai combustibili fossili e rallenteranno la riconversione industriale nell’ottica della decarbonizzazione.

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