Respinta l’istanza di sospensiva presentata dai legali di AdI e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria. Sembra destinata ad aggravarsi la più grande crisi industriale d’Italia, ma per i giudici deve prevalere la salute dei cittadini di Taranto. E c’è una potenziale svolta per la riconversione in chiave ecologica degli impianti.
La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato la disposizione dello scorso luglio sul blocco dell’area a caldo nello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto. Uno stop che dovrà essere eseguito entro il prossimo 28 ottobre. I giudici, respingendo l’istanza di sospensiva presentata dai legali di Acciaierie d’Italia e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria, hanno motivato la loro decisione con la maggior importanza della tutela della salute dei cittadini rispetto a quella dell’attività di impresa.
Lo stop all’area a caldo dell’ex Ilva risulterebbe essenziale sia per la rimozione dell’amianto ancora presente nello stabilimento, sia per riportare il livello delle polveri sottili entro i limiti di sicurezza. La prevalenza della tutela della salute rispetto al danno di natura economica e occupazionale è un principio stabilito anche dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea. Un’altra motivazione della decisione dei giudici riguarda lo stato fatiscente di un impianto, quello di Taranto, decisamente obsoleto come dimostrano anche i 60 anni degli altoforni. Ed è proprio nell’ammodernamento e nella sostituzione degli impianti che, secondo i giudici, andrebbero concentrate le risorse occupazionali.
Inevitabili le reazioni, diverse tra loro, alla decisione della Corte d’Appello di Milano. Una decisione che andrà a colpire duramente tutto l’indotto relativo all’ex Ilva, e che avrà ripercussioni sull’economia locale e nazionale. I sindacati hanno chiesto di essere immediatamente convocati dal governo a Palazzo Chigi, così come le autorità locali di Taranto che chiedono l’istituzione immediata di un tavolo interministeriale. Dal canto suo, la premier Giorgia Meloni ha spiegato di essere pronta a riconvocare il tavolo già aperto, e che il dossier dell’ex Ilva è quello su cui l’Esecutivo sta lavorando il maggior numero di ore. Una dichiarazione non proprio gradita dalle opposizioni: l’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando, del Pd, ha attaccato la presidente del Consiglio, ‘rea’ di considerare l’ex Ilva come un semplice file. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha invece sottolineato come l’unica soluzione per la più grande crisi industriale in Italia sia quella di investire nella riconversione ecologica degli impianti, sul modello di Pittsburgh negli Stati Uniti, di Bilbao in Spagna e della Ruhr in Germania.
Se preoccupano, e non poco, i livelli occupazionali nell’ambito di una crisi industriale cronica ma sempre più grave, a festeggiare la conferma dello stop all’area a caldo dell’ex Ilva sono senza dubbio i cittadini di Taranto, le loro associazioni e i rappresentanti legali. I cittadini tarantini, dopo anni di malattie e lutti, potrebbero finalmente tornare a respirare un’aria salubre.


