La storia dell’impianto, le morti premature e l’eterna battaglia tra salute e lavoro a Taranto.
“L’ex Ilva uccide tutto“. Il Guardian, in un reportage da Taranto, sceglie come titolo una frase di Teresa Battista, da 35 anni custode del cimitero di Tamburi, che ogni giorno ripulisce le tombe dalla polvere rossastra emessa dal (vicinissimo) impianto siderurgico. Nel cimitero della città pugliese l’attenzione viene inevitabilmente catturata dalla giovane età delle persone che vi riposano. “Molti di loro sono morti di cancro, quella fabbrica uccide tutto“, spiega Teresa, che ha perso prematuramente, per il cancro, due fratelli.
Proprio il quartiere popolare di Tamburi, come è noto, è quello più colpito dall’inquinamento dell’ex Ilva a causa della vicinanza dall’impianto. Il Guardian racconta anche la storia dell’impianto siderurgico: doveva sorgere a Bari o a Lecce, ma entrambe le città si opposero, e alla fine la fabbrica fu costruita nei primi anni ’60 al posto degli uliveti fino a raggiungere dimensioni tre volte maggiori della stessa città di Taranto. Per alcuni decenni, l’ex Ilva portò sviluppo, prosperità e occupazione in un’economia locale che fino a quel momento si basava su agricoltura e pesca, e quella polvere rossastra era vista quasi come una benedizione. Al tempo, mentre la polvere inquinava terra e mare, nessuno sapeva di quanto fosse cancerogena. Solo nel 2012, furono resi ufficiali i dati di una mortalità di cancro maggiore del 15% rispetto alla media nazionale.
Le analisi epidemiologiche rivelarono risultati impietosi: 3000 morti premature a causa dell’esposizione agli inquinanti tra il 2005 e il 2012, oltre ad un’incidenza quasi doppia di linfomi infantili rispetto alla media regionale pugliese. Anche per questo, i medici di Taranto hanno recentemente ribadito al governo la necessità di dare precedenza al diritto alla salute, migliorando l’impatto ambientale dell’ex Ilva. Il Guardian ha anche intervistato la pediatra Anna Maria Moschetti, tra le persone che più si sono battute negli anni per la salute degli abitanti di Taranto, a cominciare dai più piccoli. “L’impianto emette sostanze dannose e cancerogene, è stato costruito accanto alle case e con il vento la popolazione è inevitabilmente esposta. Questo è dimostrato in primis dalla magistratura” – spiega la dottoressa Moschetti – “Tamburi è un quartiere popolare, dove i cittadini più poveri di Taranto sono esposti maggiormente agli inquinanti e non hanno la possibilità di trasferirsi in altre zone, anche perché il valore delle case è letteralmente crollato negli ultimi anni“.
Oltre alle morti premature e ai cancri infantili, per tanti genitori di Taranto c’è stato anche il dramma delle malattie immunitarie, che ha comportato lunghe e dolorose battaglie prima e inaccettabili lutti poi. C’è la storia di Milena Cinto e Donato Vaccaro, genitori di Francesco, morto a 14 anni nel 2019: lui ha lavorato all’ex Ilva per 30 anni e si sente responsabile della scomparsa del figlio. C’è anche spazio per la battaglia di Mauro Zaratta e di sua moglie Roberta, che chiedono giustizia per la morte del figlio Lorenzo, cinque anni, ucciso da un tumore al cervello e la cui autopsia ha rivelato la presenza di ferro, acciaio, zinco, silicio e alluminio. “Pur essendo consapevole dei rischi per la salute dei cittadini, il governo continua a pensare di andare avanti e tenere la fabbrica aperta“, spiega Mauro Zaratta, che ora vive a Firenze.
Il conflitto tra diritto al lavoro e alla salute continua a dividere la popolazione di Taranto, come spiega Giuseppe Roberto, ex operaio dell’impianto siderurgico che ha organizzato una class action contro l’ex Ilva: “La gente dice di aver bisogno della fabbrica per dare da mangiare alla famiglia, ma in realtà siamo noi a nutrire la fabbrica, e paghiamo ancora con i danni all’ambiente e alla salute“. La decarbonizzazione dell’impianto, con l’installazione di fornaci elettriche, era stata un’idea del governo Draghi, ora accantonata perché costerebbe 3-4 miliardi di euro. Come spiega Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, “si tratta di una cifra enorme e comporterebbe anche esuberi tra i dipendenti“. Angelo Di Ponzio, papà di Giorgio, morto a 15 anni di cancro, ha invece raccontato al Guardian: “A Taranto abbiamo tante risorse naturali, è sbagliato dire che non possiamo vivere senza la fabbrica. La questione è la scelta tra la salute e gli interessi dello Stato, ma in realtà al governo non frega nulla di Taranto e dei cittadini che si ammalano“.
La Camera approva il Dl
Proprio nella giornata di oggi, mercoledì 13 marzo, alla Camera dei Deputati è ripreso l’esame degli ordini del giorno sul Dl ex Ilva. Dopo le votazioni sugli odg, è arrivato il voto finale al provvedimento, approvato con 154 sì e 46 no. Il testo varato dal governo in Cdm nel gennaio scorso era già stato approvato dal Senato il 5 marzo e diventa quindi definitivo: tra le principali misure, c’è l’ammissione immediata alla procedura di amministrazione straordinaria (su istanza dei soci con almeno il 30% del capitale), per le imprese di interesse strategico nazionale con almeno 500 dipendenti e debiti per 300 milioni.
L’incontro Melucci-Uricchio
Intanto, questa mattina il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha incontrato Vito Felice Uricchio, nuovo commissario straordinarioper gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione. “Un’occasione per fare il punto sulle questioni più significative, a partire dal Mar Piccolo e dalla mitilicoltura, questione su cui l’amminitrazione sta procedendo per preservare le attività e il presidio Slow Food della cozza nera tarantina. Inoltre, sono state condivise le linee guida da adottare per intraprendere misure rapidamente applicabili e sostenibili per le attività produttive, insieme ad azioni per restituire alla comunità nuove aree da vivere positivamente all’aria aperta” – rende noto il Comune di Taranto – “Discussa anche la strategia da implementare per aumentare la quota di verde urbano in città, in concomitanza con la realizzazione della Green Belt, oltre che alla cura e alla manutenzione della flora già esistente. Sarà inoltre prioritario porre le basi per rilanciare il sistema dell’industria green, incentivando l’avvio di nuove ulteriori realtà di ricerca e start-up sul territorio locale che possano concorrere alle azioni di rilancio ambientale insieme agli Enti locali, con l’obiettivo anche di introdurre investimenti in aree rigenerate che comportano una deperimetrazione del Sin“.


