Grande successo per l’undicesima edizione della kermesse che, anche in questa occasione, ha portato la sociologia fuori dall’accademia, tra i vicoli di Narni, creando un dialogo tra ricerca scientifica e società e mettendo in relazione università, istituzioni, professioni, cultura e cittadinanza
Il tema dell’undicesima edizione del Festival della Sociologia di Narni, in provincia di Terni, è stato ‘Un ambiente per abitare. Spazi, Vite e Diritti’.
Gli oltre 50 eventi, hanno affrontato una questione quanto mai attuale: che cosa significa abitare oggi, in una società attraversata da disuguaglianze, crisi ambientali, trasformazioni urbane e nuove fragilità sociali?

Tra gli ospiti principali dell’edizione, il sociologo palestinese Sari Hanafi, professore all’American University of Beirut ed ex presidente dell’International Sociological Association, intervenuto con una riflessione dedicata a ‘Spazi sociali, dialogo e speranza’ e Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, che ha affrontato il tema ‘Abitare territori ai margini: dai diritti promessi ai diritti agiti tra mafie e legalità.
Un incontro sold out, quello con Gratteri, che ha appunto collegato il diritto di abitare alla legalità, in particolare, alle infiltrazioni mafiose nel sistema abitativo, alla debolezza delle istituzioni e alle disuguaglianze territoriali, richiamando l’importanza di garantire opportunità, servizi e diritti anche nei contesti più fragili.
“Le mafie – ha detto Gratteri – danno risposte e la politica non dà risposte. Il capo mafia è sul territorio 365 giorni l’anno, il politico sta sul territorio fino al giorno delle elezioni, poi sparisce, e magari qualche volta si fa vedere per qualche inaugurazione o evento”.
“La politica – ha evidenziato Gratteri nel corso del suo intervento – non sta sul territorio, la politica è debole, la politica non riesce a dare risposte, la politica è povera. Il mafioso ha aziende, dà lavoro drogato, clientelare, sottopagato, lavoro in nero ma, in aree ad alta densità mafiosa, in aree povere, dà le risposte che la politica non riesce a dare. Quindi per i giovani, che non sono accompagnati e guidati e vivono in una famiglia dove non si pratica l’onestà, è difficile non rimanere affascinati dalla mafia”.

In conclusione il commento della direttrice scientifica del Festival, la prof.ssa Sabina Curti
“Abbiamo trattato la questione della crisi climatica – ha riferito Curti – quella ambientale e quella abitativa e Gratteri ci ha permesso di aggiungere anche un ulteriore tassello che ha riguardato il ruolo che, rispetto a tutta una serie di questioni e di problemi, è ricoperto dalle mafie e dalla criminalità organizzata”.
“Questa undicesima edizione del Festival della Sociologia – ha proseguito la professoressa – oltre ad aver colto davvero un problema di grandissima attualità a livello internazionale, ci ha permesso di arrivare a dei risultati molto importanti sul piano etico, sul piano politico e sul piano scientifico”.
“Il festival della Sociologia – ha concluso Sabina Curti – non è un evento accademico in senso stretto, non è un convegno per esperti, ma è un festival che si apre alla cittadinanza e alla società”.


