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Clima, il prof. Fazzini: “Fa male vedere l’Italia così. Con El Niño picchi estremi in inverno”

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Intervenuto all’evento di SIGEA – Società Italiana di Geologia Ambientale, il climatologo e geologo Massimiliano Fazzini ha spiegato: “Siamo troppo indietro nell’adattamento climatico, la nostra resilienza è al collasso. El Niño, mai così potente da 140 anni, porterà i suoi effetti anche da noi, con un ritardo di circa sei-otto mesi”.

L’Italia è un Paese sempre più fragile, che deve affrontare il doppio rischio costituito dal dissesto idrogeologico e dagli effetti del cambiamento climatico. In passato si è fatto davvero poco di fronte a determinati rischi, ora la realtà appare drammatica e impone al nostro Paese di accelerare sulla mitigazione e soprattutto sull’adattamento climatico. La situazione attuale è infatti preoccupante e desolante, e lo conferma anche il professor Massimiliano Fazzini, climatologo e geologo.

“L’Italia è indietro e fa male dirlo. Questo purtroppo non lo vediamo solo osservando il nostro ambiente fisico, che grida aiuto, soprattutto in aree che abbiamo sempre considerato intellettualmente e tecnologicamente avanzate. Tutta la Pianura Padana è ormai al collasso dal punto di vista della resistenza, se non della resilienza, di fronte al cambiamento climatico. Manca una legge sul consumo di suolo, ma soprattutto manca qualsiasi azione ufficiale di adattamento” – ha spiegato Massimiliano Fazzini – “Questo governo ha finalmente terminato, dopo una stasi di qualche anno, la revisione totale del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Ora bisogna far presto, bisogna assolutamente che si inizi in primis a renderlo attuativo e che le Regioni riescano finalmente a fare Piani di adattamento regionali consoni a queste indicazioni del Piano nazionale, senza andare a macchia di leopardo. Questo perché non si può lavorare su scale di Comuni o di piccoli bacini, ma si deve lavorare su aree più vaste, onde finalmente limitare gli eventi eccezionali, mitigare il rischio e soprattutto combattere indirettamente questo problema dell’uso del suolo, che negli ultimi 40 anni è stato indiscriminato“.

Alla luce della scorsa estate, contraddistinta da una lunga serie di ondate di calore, e del continuo rafforzamento di El Niño, cosa possiamo aspettarci dal punto di vista climatico e meteorologico per questo autunno e il prossimo inverno?

“Relativamente alla previsione climatica per i prossimi mesi, sappiamo tutti che la previsioni climatiche non sono assolutamente affidabili, o meglio, non sono utili per la pianificazione della nostra vita. Non possiamo sapere se il prossimo 29 gennaio pioverà, nevicherà, farà freddo o farà caldo. Abbiamo delle probabilità che un inverno, una primavera o un autunno siano caratterizzati da scostamenti, positivi o negativi rispetto alla media, in termini di precipitazioni o temperature” – il punto di Massimiliano Fazzini – “Dai primi modelli, dagli output più precisi ed esaustivi, sembrerebbe (sottolineo il condizionale) che si possa verificare un inverno piuttosto estremo, con rapida alternanza di periodi caldi sopra la media e molto umidi con repentine ondate di freddo provenienti da latitudini più settentrionali. Ciò potrebbe anche essere influenzato, soprattutto nella seconda parte dell’inverno, dalle prime evidenze delle teleconnessioni atmosferiche legate al fenomeno di El Niño. Si sta effettivamente formando un Niño di magnitudo eccezionale, il più forte degli ultimi 140 anni, per cui evidentemente, attraverso questo meccanismo delle teleconnessioni, con un ritardo di sei-otto mesi dall’inizio della stagione di El Niño, potremo avere delle ripercussioni anche a livello di clima, in Europa e anche nel Mare Nostrum, nel bacino del Mediterraneo“.

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