Ad annunciarlo è stato il Codacons dopo avere presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Fileni deve pagare una multa da 100mila euro per pratica commerciale scorretta. Ad annunciarlo è stato il Codacons dopo avere presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Dopo avere notato due messaggi comunicativi diffusi dall’azienda italiana specializzata nella vendita di carne bianca, l’associazione impegnata nella tutela dei consumatori ha bussato alla porta dell’Antitrust. A finire sotto la lente di ingrandimento sono state la produzione biologica dei mangimi e l’origine italiana delle materie prime per l’alimentazione dei polli. “Dagli elementi acquisiti in istruttoria è emerso il loro carattere ingannevole e decettivo“, ha scritto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nel provvedimento sanzionatorio. Tradotto: i polli Fileni, seppur biologici, non sono nutriti con soli pastoni nostrani. Una conclusione ammessa dalla stessa azienda italiana almeno per il 2022 a causa della mancanza di materie prime utili a coprire il fabbisogno del mangimificio green.
L’Antitrust, accogliendo un esposto del Codacons, ha elevato una sanzione da 100mila euro per pratica commerciale scorretta alla società Fileni Alimentare con riferimento al 2022. Di Fileni #Report si è occupato in questa inchiesta del 2023.https://t.co/JAsFzTOn0A
— Report (@reportrai3) January 24, 2024
Non c’è pace, dunque, per Fileni. A gennaio 2023 un’inchiesta della trasmissione giornalistica “Report” aveva mostrato i polli biologici chiusi negli allevamenti intensivi per giorni, anziché essere liberi all’aperto per almeno un terzo della loro vita, come imposto dal disciplinare di produzione. La Lega Antivivisezione (LAV) aveva diffuso oltretutto immagini con animali ammassati come fossero peluche, pulcini con zampe spezzate e uccelli privi di vita in decomposizione. Un vero e proprio orrore che aveva indignato l’Italia.
Nota stampa ricevuta da Fileni
In merito alla conclusione dell’indagine dell’Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato, Fileni precisa che nel provvedimento in questione l’Antitrust ha ritenuto del tutto esenti da profili di scorrettezza i messaggi di Fileni in materia di sostenibilità ambientale; quanto allo specifico tema dell’italianità dei mangimi, Fileni ha dimostrato, invece, nel corso del procedimento che la totalità dei mangimi utilizzati per la linea di polli “bio” è stata sempre effettivamente italiana da molti anni, fatta eccezione per una quota minimale e per un brevissimo periodo di tempo, coincidente nel 2022 con l’esplosione della guerra in Ucraina e con l’enorme siccità che ha colpito le coltivazioni, con la conseguenza di una improvvisa scarsità in Italia delle derrate alimentari “bio”. Fileni ribadisce il proprio massimo impegno per allevamenti sostenibili, biologici e legati al territorio e, come sottoposto alla stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, proprio per questo si prefigge di adottare un codice di comunicazione che rappresenti una best practice per tutto il settore.


