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Fitofarmaci illegali, nove arresti e quasi otto milioni sequestrati

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Le indagini erano partite nel 2023 in provincia di Napoli, ma l’operazione della Guardia di Finanza ha compreso anche perquisizioni in altre Regioni d’Italia. Una società di Boscoreale importava fitofarmaci adulterati dall’Asia, per poi rivenderli nel mercato italiano apponendo false indicazioni di prodotto. Il tutto, con il rischio di creare un danno gravissimo all’ambiente e alla salute dei cittadini.

Nove arresti e beni di vario genere sequestrati per un valore pari a quasi otto milioni di euro in provincia di Napoli, in seguito ad un’indagine sull’importazione e sulla commercializzazione di fitofarmaci illegali in quanto adulterati. Una maxi operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ha concluso un lungo e complesso iter di indagini iniziate nel 2023.

Tutto era partito dal sequestro di oltre 46 mila litri di fitofarmaci illegali, avvenuto due anni fa presso il domicilio del rappresentante legale di una ditta di Boscoreale, la Agro Val Service Srl. Il valore dei fitofarmaci sequestrati, se immessi direttamente nel mercato, sarebbe stato pari a circa cinque milioni di euro. Le indagini, a quel punto, erano proseguite anche tramite intercettazioni telefoniche e con le analisi tecniche sui campioni sequestrati, portando alla scoperta che quei fitofarmaci, vietati dalla normativa di settore, erano stati importati dalla Cina e della Thailandia, con l’obiettivo di immetterli nel mercato italiano anche grazie a intermediari e procacciatori di clienti.

Quei fitofarmaci (pesticidi, antiparassitari ed erbicidi), ovviamente non autorizzati, costituivano un evidente rischio per l’ambiente e per la salute pubblica ma erano stati commercializzati in Italia grazie a false indicazioni contenute nelle bollette doganali sulla tipologia del prodotto. Non stupisce, alla luce del pericolo rappresentato per l’ambiente e la salute, che quei prodotti violassero le normative italiana ed europee. Per evitare ulteriori controlli, i fitofarmaci illegali venivano anche manipolati con altre molecole, creando miscele potenzialmente nocive per la salute dei cittadini ma anche rappresentando un vantaggio per gli acquirenti finali che, a differenza dei prodotti legali, potevano diluirli con una quantità doppia di acqua.

Nel corso delle indagini è stato anche accertato che una parte dei proventi illeciti sarebbero stati reinvestiti per l’acquisto di tre immobili (un appartamento a Scafati e una residenza estiva a Capaccio Paestum, nel Salernitano, e un bed & breakfast a Porto Cesareo, nel Leccese), ora finiti sotto sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata. Degli otto arrestati, uno, il titolare delle due società che avrebbero importato i fitofarmaci dall’estero, è stato portato in carcere, altri sette sono agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico e per un nono soggetto è scattato il divieto di dimora in Campania. Le accuse a carico degli indagati sono, a vario titolo, quelle di associazione per delinquere finalizzata all’adulterazione di fitofarmaci e alla ricettazione di tali prodotti, di riciclaggio e di autoriciclaggio.

Il sequestro preventivo disposto dal gip di Torre Annunziata ammonta a quasi otto milioni di euro (7.947.540,28 euro per la precisione) e comprende denaro contante, disponibilità finanziarie, quote societarie, beni mobili e immobili, tutto riconducibile agli indagati. L’operazione non si è svolta però solo in Campania, con 55 perquisizioni svolte anche nel Lazio, in Puglia, in Basilicata, in Calabria e in Sicilia, coinvolgendo anche le ditte degli acquirenti e degli intermediari che avevano favorito le trattative di rivendita dei fitofarmaci. L’obiettivo è quello di bloccare, il più possibile, l’utilizzo dei fitofarmaci adulterati nelle coltivazioni agricole, nella speranza di limitare i danni per l’ambiente e per i consumatori finali.

 

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