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Cara energia!, a Roma il XVIII Forum QualEnergia

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Il caro bollette, ma anche il rallentamento dell’Italia nell’installazione di nuovi gigawatt di energia da fonti rinnovabili e il caos normativo e procedurale relativo all’iter autorizzativo degli impianti. Sono solo alcuni dei temi principali della XVIII edizione del Forum QualEnergia, organizzato come sempre da Legambiente e dal Kyoto Club.

Si è tenuta a Roma la XVIII edizione del Forum QualEnergia, organizzato come sempre da Legambiente e dal Kyoto Club. Il titolo scelto per l’edizione di quest’anno, Cara Energia!, indica chiaramente uno dei temi principali, ovvero il caro bollette che continua a colpire famiglie e imprese. Un tema che però è strettamente correlato al caos normativo e procedurale relativo all’iter autorizzativo degli impianti, in particolar modo quelli legati alle rinnovabili, che dopo anni di crescita nel 2025 hanno visto per la prima volta un significativo rallentamento. Un fattore, questo, che va a congiungersi anche al definanziamento, da parte del governo, dei fondi Pnrr destinati alle comunità energetiche rinnovabili.

Intanto, quello che presentiamo oggi è un quadro che in qualche modo vede un rallentamento delle installazioni di fonti rinnovabili rispetto al 2024. Quanto a potenza installata, siamo al -10% rispetto ai primi dieci mesi del 2024 (per fare un paragone fino ad ottobre in entrambi gli anni). E questo si ripercuote anche rispetto al raggiungimento degli obiettivi al 2030, sappiamo che rispetto al Decreto Aree idonee l’Italia deve raggiungere una quota di 80 GW, ora siamo solo a 23 e quindi nei prossimi anni dovremo installare nuova potenza da fonti rinnovabili per almeno 11,5 GW all’anno. Questo è un dato che da un lato preoccupa, perché dopo anni di crescita vede un rallentamento, ma mette anche in evidenza il grande interesse delle imprese rispetto ai progetti, che non calano” – il punto di Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente – “Per quanto riguarda le comunità energetiche rinnovabili, ricordiamo che sono configurazioni che dal punto di vista sociale e di comunità di territorio possono svolgere un ruolo importante. È vero che c’è stato questo taglio, gestito male anche perché è arrivato a 10-15 giorni dalla scadenza del bando del Pnrr e anche perché il numero dei progetti presentati è abbastanza alto e raggiungeva il plafond di 2,2 miliardi di euro. L’aspetto più importante però è che le comunità energetiche lasciate fuori da quei 790 milioni di euro verranno finanziate con altri fondi, l’importante adesso è accelerare e dare chiarezza. Quello che deve fare l’Italia è chiaro: intanto c’è una grossa discussione sul Decreto Transizione 5.0 che definisce le aree idonee ma ci sono ancora molte criticità che rischiano di far ripiombare l’Italia e le sue Regioni nel caos su cui è intervenuto poi il TAR del Lazio. Bisogna risolvere quelle criticità e adottare una politica di accelerazione e semplificazione per l’approvazione dei progetti“.

La prima richiesta è rivolta al Parlamento ed è di modificare il Decreto Aree idonee nella fase di riconversione in legge, soprattutto per alcuni evidenti e macroscopici errori. Penso alle misure di salvaguardia dei progetti già presentati prima dell’approvazione del Decreto, oppure ad alcune evidenti contraddizioni rispetto al fotovoltaico a terra, alle modifiche del Decreto Agricoltura che vieta il fotovoltaico a terra ma non i data center, i poli logistici o le nuove autostrade pedemontane che vengono realizzate tranquillamente sopra i terreni agricoli, come è consentito dalla legge. Riemerge purtroppo il protagonismo eccessivo del Ministero dell’Agricoltura e di quello della Cultura, rispetto a ciò che il MASE aveva scritto per raggiungere gli obiettivi che il Paese, e il governo Meloni, si erano dati” – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – “Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) varato dal governo prevede che vengano installati 80 nuovi GW di rinnovabili entro 2030, stiamo accumulando ritardi. Lo scorso anno abbiamo installato nuovi 7,5 GW, quest’anno forse ne installeremo 6, dal prossimo dovremo farne 11,5 ogni anno fino al 2030. Con le nuove norme sulle aree idonee, con tutti i problemi burocratici e autorizzativi, con le Regioni che danno autorizzazioni in tempi lunghi, rischiamo di non raggiungere quegli obiettivi, che non servono solo a ridurre le emissioni di gas serra, ma servono soprattutto ad abbassare le bollette energetiche. Non bastano i rigassificatori e il cambio di fornitori, con il gas che adesso acquistiamo da altri Paesi a partire dagli Stati Uniti, per abbassare le bollette dobbiamo produrci l’energia da soli e lo possiamo fare solo attraverso le rinnovabili, lo sviluppo delle reti e lo sviluppo degli accumuli“.

La cosa paradossale è che noi oggi in Italia, come nel resto d’Europa e del mondo, siamo in una situazione in cui il crollo del prezzo di una serie di tecnologie, pensiamo al fotovoltaico o agli accumuli, consente, con una regia adeguata come succede in Spagna e in tanti Paesi, di abbassare necessariamente le bollette. Da noi invece cosa abbiamo? Le rinnovabili vengono frenate perché dei vari Decreti Aree idonee, il successivo è peggiore del precedente, non c’è la volontà di spingere le rinnovabili e questo è un vero peccato, perché mentre dieci anni fa le rinnovabili costavano care e avevano bisogno di incentivi, oggi i prezzi sono crollati a tal punto che le rinnovabili possono essere un elemento decisivo per abbassare le bollette. In Spagna hanno ridotto il costo delle bollette del 40% in quattro anni, grazie all’aumento delle fonti rinnovabili. Tra l’altro, il blackout spagnolo non è dovuto alle rinnovabili, come ha riconosciuto l’Autorità europea delle reti. Quindi noi, in questo momento, avendo tecnologie che possono consentire di far crescere rapidamente la quota di rinnovabili, dovremmo spingere in quella direzione in modo che, di riflesso, le bollette si abbassino. Potremmo abbassarle del 40% come in Spagna se in Italia ci fosse una volontà politica e anche un consenso dei territori, anche questo va detto, in modo da poter installare fotovoltaico, eolico e altre tecnologia” – il commento di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club – “Parlando di batterie, essenziali per poter gestire una rete elettrica con un’elevata quota di rinnovabili, ricordo il bando MACSE proprio per installare piccole batterie, ormai comuni. Noi abbiamo due milioni di impianti fotovoltaici, molti di questi sono collegati a batterie, ma per fare batterie industriali e i container, la sorpresa di questo bando Terna è stata che rispetto alla cifra indicata come riferimento, in realtà le offerte arrivate sono meno della metà di quella soglia, il che dimostra che anche le batterie industriali vanno verso l’economicità. In sostanza, è tutto il sistema che è cambiato, abbiamo questa grandissima opportunità di riuscire a decarbonizzare la generazione elettrica, ma soprattutto di abbassare le bollette, questo è ciò che serve moltissimo alle famiglie, alle imprese e al sistema Italia nel suo complesso“.

Questo è il contesto in cui ci muoviamo: abbiamo degli obiettivi chiari, europei e nazionali, ma anche provvedimenti che in modo assolutamente incomprensibile non consentono il raggiungimento degli stessi. La criticità degli ultimi giorni è emersa con la nuova approvazione del DL Aree idonee, che va a sostituire quello annullato dalla giustizia amministrativa a seguito del ricorso dell’ANEV. Tuttavia, il nuovo DL ripercorre e forse peggiora la situazione, rimettendo in campo le stesse criticità che erano state censurate dal TAR che aveva annullato il provvedimento” – ha spiegato Simone Togni, presidente dell’Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV) – “Ci muoviamo in questo quadro, con un netto rallentamento delle nuove installazioni, che invece potrebbero garantire energia a basso costo e consentire al nostro Paese di ridurre la spesa energetica oltre che aumentare l’indipendenza energetica e soddisfare le esigenze ambientali di ridurre le emissioni e contrastare i cambiamenti climatici“.

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