Il punto di Davide De Laurentis, già vicecomandante dei Carabinieri Forestali.
Da qualche anno, un po’ in tutto il mondo, Italia compresa, si sta sperimentando con successo la tecnica del fuoco prescritto. Si tratta, in estrema sintesi, di un metodo di applicazione controllata di un incendio a bassa intensità sulla vegetazione, in modo da ridurre la superficie di combustibile che gli incendi più pericolosi, dolosi e non, potrebbero bruciare nei mesi più critici.
Questa tecnica ha già consentito di salvare boschi e foreste in tutto il mondo, ma potrebbe essere la giusta soluzione per tutelare le piante secolari in Italia? La risposta arriva da Davide De Laurentis, già vicecomandante dei Carabinieri Forestali.
“Si tratta di una tecnica molto dibattuta dal punto di vista scientifico. Il fuoco prescritto può servire ad evitare che l’incendio boschivo si sviluppi dalle aree in cui l’uomo passa di più, come cigli delle strade o terreni interposti” – ha spiegato De Laurentis – “Oggi ci sono sempre più incendi di contatto tra abitati e foreste perché le foreste, nella loro ricolonizzazione del territorio, si stanno avvicinando ai centri abitati. In queste aree di prossimità rispetto all’uomo può essere un rimedio efficace, ma soprattutto per quanto riguarda i boschi vetusti, che hanno raggiunto un loro equilibrio, il fuoco prescritto andrebbe evitato“.
“I boschi secolari, infatti, hanno un livello di biodiversità, sia per quanto riguarda le specie arboree ma anche quelle animali che vivono nel sottosuolo, che con il fuoco prescritto verrebbe completamente azzerato e l’ecosistema verrebbe di fatto semplificato” – ha aggiunto il già vicecomandante dei Carabinieri Forestali – “Negli altri contesti, invece, può dare un risultato efficace per far sì che il fuoco non si sviluppi dalle aree frequentate dall’uomo per poi arrivare fino ai boschi naturali“.


