“Greenpeace non sarà messa a tacere”, questo lo slogan dei manifesti realizzati dall’artista di street art Laika che ha tappezzato di manifesti la zona che ospita l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma.
Nella notte altri poster pro Greenpeace sono stati attaccati in diverse zone della città. Il riferimento è alla sentenza che negli Stati Uniti ha condannato la Ong a pagare 660 milioni di dollari per una campagna contro la costruzione di un oleodotto. Una causa temeraria, secondo Greenpeace, che ha avuto il solo scopo di intimidire i manifestanti pacifici e farli desistere. “Far passare la protesta ambientalista per “eco-terrorismo” è un pericoloso precedente che mette a rischio chiunque si batta per giustizia climatica e diritti civili” ha dichiarato la street artist. ”Oggi tocca a Greenpeace. Domani può toccare a tutte e tutti noi. Difendiamo chi lotta per il futuro del nostro pianeta. Non resteremo in silenzio” assicura Laika.
La sezione statunitense dell’organizzazione ambientalista ha già annunciato appello contro il verdetto, mentre Greenpeace International ha deciso di mettere alla prova la Direttiva anti-SLAPP dell’Unione Europea, presentando un’azione legale presso un tribunale dei Paesi Bassi contro l’azienda statunitense. Greenpeace International cercherà di recuperare tutti i danni subiti per via delle cause ripetute e prive di merito di Energy Transfer.
660 milioni di dollari di danni da rimborsare a una compagnia petrolifera, tale è il risarcimento a cui è stata condannata Greenpeace nei confronti di Energy Transfer per una campagna condotta tra il 2016 e il 2017 contro un oleodotto del gruppo nel Nord Dakota. La cifra è tale da mettere in discussione la stessa esistenza dell’organizzazione.
La richiesta di Energy Transfer era di 300 milioni di dollari ma la giuria di Morton County ha raddoppiato il risarcimento. “Questo verdetto farà sì che le multinazionali dei combustibili fossili ora cercheranno, con ancora più forza e arroganza, di negare la libertà di parola e impedire le proteste pacifiche. Ma la lotta di Greenpeace contro l’infondata azione legale di Energy Transfer non finisce qui”, assicura L’ong. Greenpeace sostiene di non avere organizzato le proteste volute dalle comunità originarie contro l’oleodotto Dakota Access.
BIG NEWS: A jury has reached a verdict that Greenpeace entities are liable for over $660 million in damages in our trial against Big Oil company Energy Transfer.
This is far from over. We’re going to appeal. And we’re prepared to fight this all the way to victory. pic.twitter.com/haO9BW4tvT
— Greenpeace USA (@greenpeaceusa) March 20, 2025
“Stiamo assistendo al pericoloso ritorno degli stessi comportamenti che hanno alimentato la crisi climatica, acuito le disuguaglianze sociali e ambientali e anteposto i profitti dei combustibili fossili alla salute pubblica e a un pianeta abitabile. La precedente amministrazione Trump aveva passato quattro anni a smantellare le politiche di protezione dell’aria e dell’acqua e la sovranità indigena. Ora insieme ai suoi alleati vuole finire il lavoro zittendo ogni forma di protesta pacifica. Non ci tireremo indietro. Non ci faremo mettere a tacere”, dichiara Mads Christensen, direttore esecutivo di Greenpeace International.
In risposta alla querela temeraria di Energy Transfer negli Stati Uniti, nel febbraio 2024, Greenpeace ha presentando un’azione legale presso un tribunale dei Paesi Bassi contro l’azienda statunitense.
“Energy Transfer non ha scritto l’ultima parola su di noi in questa battaglia, abbiamo appena iniziato la nostra azione legale anti-SLAPP contro i suoi attacchi alla libertà di parola e alle proteste pacifiche. Porteremo Energy Transfer in tribunale a luglio nei Paesi Bassi. Non ci fermeremo”, dichiara Kristin Casper, consigliere generale di Greenpeace International.
You can’t sue a rainbow
No matter what happens in any courtroom – our global intersectional climate movement will only keep growing stronger and louder #WeWillNotBeSilenced
The fossil fuel industry is desperate to silence and divide us — but we will always defend the… pic.twitter.com/l3GmFmkHZr
— Greenpeace International (@Greenpeace) March 20, 2025


