Si intitola “Il prezzo che paghiamo” il documentario creato da Greenpeace e Recommon e diretto da Sara Manisera, che punta i riflettori sul ruolo che l’uso di combustibili fossili svolge nell’alimentare la crisi climatica.
Sebbene le compagnie petrolifere sapessero sin dagli anni ’70 quanto avrebbero impattato sul cambiamento climatico grazie a ricerche interne, nulla hanno fatto per cambiare rotta lasciando che l’altissimo prezzo dell’uso di fossili ricadesse sui cittadini in termini di cambiamento climatico e di vite cancellate da eventi estremi.
Felice Moramarco, responsabile comunicazione Greenpeace, ha raccontato a TeleAmbiente le motivazioni che hanno spinto l’associazione a produrre il documentario: “Abbiamo deciso di chiamarlo questo documentario così perché appunto nell’ambito di questo lavoro noi raccontiamo quelle che sono le conseguenze per le persone comuni degli impatti diretti dei
cambiamenti climatici o degli impatti diretti dello sfruttamento dei combustibili fossili. Di clima si parla sempre meno e ancora meno si parla delle responsabilità di chi ci ha condotto alla crisi climatica, ovvero delle compagnie dell’oil and gas. Noi abbiamo pensato di tradurre questo fenomeno con una metafora, come se ci fosse un racconto di un delitto, ma senza poi
parlare del colpevole, neanche cercarlo. Quindi abbiamo deciso di produrre questo documentario, intanto perché bisogna parlare di clima, perché come vi dicevo poco fa se ne parla sempre meno, e poi perché abbiamo la necessità di cercare di unire i puntini, di dare un racconto che mette in fila quali sono gli impatti della crisi climatica, ma soprattutto da dove derivano le cause, ovvero dalla consapevolezza delle compagnie dell’oil and gas che dagli anni 70. Molte di queste già sapevano che le loro attività avrebbero avuto degli impatti devastanti sul clima del pianeta, Eni compresa, e nonostante questo hanno
continuato come se nulla fosse e oggi siamo in questa situazione di crisi climatica che ormai è una costante nel nostro quotidiano. Negli ultimi anni le compagnie dell’oil and gas hanno cercato di presentarsi come più green,
mettiamola così, ma questo è semplicemente nella maggior parte dei casi un caso di green washing, siamo di fronte a casi di green washing, perché poi se noi andiamo a togliere quella patina di verde, di vernice verde che le compagnie dell’oil and gas cercano di mettersi addosso, troviamo che sono esattamente sempre le stesse, aziende che basano la maggior parte del
proprio business sui combustibili fossili.”


