HVOlution, quanto è ecosostenibile il biocarburante prodotto da ENI

HVOlution, quanto è ecosostenibile il biocarburante prodotto da ENI?

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La compagnia petrolifera italiana ENI ha messo sul mercato un biocarburante per motori diesel. Ma è davvero green? 

Da qualche giorno è disponibile in 150 distributori il biocarburante HVOlution prodotto da ENI. Si tratta di un carburante per motori diesel che deve il suo nome alla sigla HVO – Hydrotreated Vegetable Oil – che sta per olio vegetale idrogenato. 

La materia prima di questo biocarburante, dunque, viene da residui di lavorazione dell’industria agricola e oli vegetali. E quindi non direttamente dal petrolio.

ENI e le altre compagnie petrolifere presentano questo e gli altri biocarburanti come una svolta verso la transizione verde. Ma cosa c’è di vero?

Il bio carburante di ENI HVOlution è davvero green?

HVOlution di ENI è un biocarburanti avanzato. Si tratta di uno degli strumenti per contenere le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti il cui utilizzo è promosso anche dall’Unione europea.

La differenza tra i biocarburanti avanzati e quelli tradizionali, però, non riguarda la quantità di emissioni ma il fatto che i primi vengono prodotti attraverso la lavorazione di colture non in competizione con il settore agroalimentare. 

E dunque, i biocarburanti come HVOlution di ENI sono davvero green? Dipende. Il loro utilizzo comporta emissioni di CO2 ma a differenza di diesel e benzina tradizionali, questi bruciando reimmettono nell’atmosfera l’anidride carbonica usata dalle piante nella loro crescita. 

In altre parole, con i biocarburanti non si ha estrazione di composti del carbonio dal sottosuolo ma si ha la re-immissione nell’atmosfera di quelli precedentemente catturati. 

Dunque, se bisogna scegliere tra carburanti tradizionali e biocarburanti è chiaro che questi ultimi sono la soluzione migliore. Ma da qui all’essere considerati dei carburanti eco-sostenibili ce ne passa.

Altro che biocarburanti, quello di Chevron è super cancerogeno

Diverse compagnie impegnate nella estrazione e vendita dei combustibili fossili stanno investendo sulla ricerca nei biocarburanti. Una scelta opinabile dal punto di vista ambientale, considerando che l’unico modo per uscire dall’attuale crisi climatica è quello di abbandonare il prima possibile le fonti fossili.

Ma tra i tanti, diversi, carburanti che vengono svilupparti nei laboratori delle compagnie petrolifere ce n’è qualcuno addirittura più pericoloso dei combustibili tradizionali. 

È il caso di Chevron e di un suo biocarburante creato a partire dalla plastica scartata. Secondo alcuni registri di cui è venuto in possesso il quotidiano britannico The Guardian, la produzione di questo combustibile potrebbe emettere un inquinamento atmosferico così tossico che una persona su quattro esposta ad esso nel corso della vita potrebbe ammalarsi di cancro.

In altre parole, per produrre un biocarburante che danneggi l’ambiente un po’ meno di quanto facciano i carburanti tradizionali, le persone che vivono nei dintorni della raffineria in cui verrà prodotto andranno incontro a rischi per la loro salute elevatissimi. 

Chevron, fa sapere il Guardian, non ha ancora iniziato a produrre questo carburante ma ha già ricevuto l’ok da parte della Environmental Protection Agency. La produzione, dunque, potrebbe partire a breve.

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