Il Coraggio di Rosa, storia di una donna che ha ripudiato la ‘ndrangheta

Tabella dei Contenuti

Presentato a Praia a Mare l’ultimo libro di Marisa Manzini, Sostituto Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro: “Il coraggio di Rosa. Storia di una donna che ha ripudiato la ‘ndrangheta”.

Una serata di parole, riflessione e impegno civile. Nell’ambito della rassegna d’autore ‘Praia, a mare con…’, giunta alla sua 18esima edizione, Piazza della Resistenza a Praia a Mare, ha ospitato la presentazione del libro di Marisa Manzini, Sostituto Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro, insieme a Massimo Giletti.

L’opera “Il coraggio di Rosa. Storia di una donna che ha ripudiato la ‘ndrangheta”, edita da Rubbettino, racconta la storia di una donna che ha scelto di prendere distanze dalla famiglia criminale e tornare a vivere, grazie all’aiuto di un magistrato donna, che entra in empatia con lei.

Il libro vede protagoniste due donne. Nel contesto della ‘ndrangheta, il ruolo delle donne è ambivalente, ma pur sempre centrale. Negli ultimi decenni, le donne sono passate dall’essere semplici sostenitrici a figure chiave che garantiscono la continuità dell’organizzazione, soprattutto durante le assenze forzate degli uomini.

Il ruolo della donna, sempre sottovalutato, oggi finalmente si porta alla ribalta. Anche questo suo ruolo può essere un terremoto per minare le famiglie dell’‘ndrangheta?

“Assolutamente sì. Io sono convinta di questo – ha spiegato il Sostituto Procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro, Marisa Manzini che l’‘ndrangheta, che si fonda proprio sui vincoli di sangue, sui vincoli familiari, dove la donna ha un ruolo di estrema rilevanza, soprattutto quello di educare i figli, ci consente, attraverso una sensibilizzazione delle donne che possono quindi scegliere di allontanarsi da quelle famiglie, di fare scelte di avvicinamento allo Stato, possa significare davvero incrinare fortemente la potenza delle famiglie ‘ndranghetiste.”

La Calabria, come evidenzia il nuovo rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente, è stabile al quarto posto nella classifica regionale ai reati ambientali accertati. Gli ecoreati come le filiere illecite dell’agroalimentare, lo sfruttamento illegale di animali ed il ciclo dei rifiuti – contrariamente a quanto si pensava fino a qualche tempo fa – sono oggi, tra i principali business della ndrangheta.

“Assolutamente. Infatti le indagini dimostrano tutto l’opposto – ha evidenziato il Procuratore Manzini – che l’‘ndrangheta, che peraltro ha degli obiettivi chiari, quelli di arricchirsi sempre di più, trova nel traffico di materiali illeciti, e comunque nel traffico dei rifiuti, anche di quelli più pericolosi, un modo per arricchirsi”.

“Quindi l’attenzione deve essere alta – ha aggiunto – l’attenzione deve essere alta perché credo che, soprattutto sul nostro territorio, che è un territorio bellissimo ma che ha questo grossissimo problema, proprio la presenza anche di una grande illicità legata al traffico dei rifiuti, si debba stare con le antenne molto elevate. E soprattutto perché l’‘ndrangheta non fa altro che cercare nuovi modi per entrare nell’economia, e in questo momento storico questo è sicuramente un affare di una certa rilevanza”.

“Penso sia sempre importante cercare di non dimenticare che ci sono realtà di cui non si vorrebbe parlare, ma di cui si deve parlare ha detto il giornalista e conduttore tv, Massimo Gilettiperché se tu conosci il male sai come cercare di evitarlo. Soprattutto ai giovani, ai ragazzi. La ‘ndrangheta è una scorciatoia, no dà ricchezza al territorio, priva il territorio di bellezza, di vita e anche di onestà, perché utilizzare imprese legate alla ‘ndrangheta si creano difficoltà economiche a chi è onesto. L’onestà non è qualcosa su cui si può barattare, tutti ci dobbiamo lavorare, soprattutto tra i ragazzi nelle scuole. Il coraggio di dire poi la verità. La ‘ndrangheta è una negatività assoluta e bisogna combatterla sempre e ovunque”.

Durante l’incontro si è parlato più volte dell’immagine dei criminali che spesso appare ai giovani come una figura forte, ribelle, libera dalle regole. Il linguaggio della criminalità è seducente perché promette scorciatoie, potere, rispetto. Ma è un rispetto finto, comprato con la paura e pagato con la libertà, con la dignità, con la vita.

Serie TV come Gomorra, Suburra o Mare Fuori, pur con l’intento dichiarato di raccontare la realtà criminale, finiscono talvolta per mitizzare i protagonisti. Il risultato? Ai giovani arriva spesso un messaggio distorto: il criminale appare come un eroe tragico, affascinante, da imitare.

Pubblicità
Articoli Correlati