In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con TeleAmbiente: 1) Agroalimentare, un tavolo per promuovere le Indicazioni Geografiche; 2) L’olio d’oliva torna protagonista sui mercati esteri; 3) A luglio sale il carrello della spesa; 4) Cibi ultra-processati, rischio dipendenza come droghe e alcol
In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con TeleAmbiente:
1) Agroalimentare, un tavolo per promuovere le Indicazioni Geografiche: Puntare sulla promozione, aprire a nuovi mercati, rafforzare quelli esistenti e potenziare la collaborazione già in atto tra istituzioni e imprese per agire in modo tempestivo per prevenire eventuali crisi. Sono i punti indicati dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, al Tavolo con i rappresentanti delle Indicazioni Geografiche, per affrontare le problematiche legate all’introduzione dei dazi da parte del Governo USA. Nel corso dell’incontro è stata ribadita l’importanza delle indicazioni geografiche, considerate strategiche non solo a livello economico ma anche identitario e la necessità di rafforzare il presidio nei mercati esteri anche con una presenza sistematica alle fiere di settore. Per Lollobrigida “il modello delle indicazioni geografiche rappresenta uno strumento fondamentale di protezione della qualità. Le IG permettono di dare il giusto valore alla produzione e consentono di conoscere e pagare il prezzo corretto per un prodotto che rispecchia il lavoro, l’ambiente e il territorio da cui proviene”. Il ministro ha poi ricordato ai Consorzi che oltre alle attività diplomatiche e promozionali, che andranno rafforzate, con il ddl ColtivaItalia sono stati messi 300 milioni sul Fondo di sovranità alimentare e altri strumenti finanziari per sostenere le filiere in difficoltà.
2) L’olio d’oliva torna protagonista sui mercati esteri: L’olio d’oliva torna protagonista sui mercati esteri. Dopo mesi difficili segnati da siccità e calo produttivo, tornano a crescere le esportazioni, aumenta il valore e si riduce drasticamente il disavanzo commerciale. È quanto merge da nuovo Report Tendenze Olio d’Oliva diffuso da Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. Nel 2024 l’Italia ha esportato 344 mila tonnellate di olio di oliva, il 6,8% in più rispetto al 2023, per un valore che supera i 3 miliardi di euro. Cresce anche il fatturato complessivo della filiera, che raggiunge i 5,8 miliardi, portando l’Italia al secondo posto tra gli esportatori mondiali, con una quota del 20%. Un risultato sorprendente se si considera che il 2024 è stato segnato da un calo della produzione del 24%, causato da eventi climatici estremi e dalla ciclicità naturale delle piante. In totale, la produzione si è attestata a 248 mila tonnellate. A sostenere il comparto, una rete solida e diffusa: 620 mila aziende agricole, più di 4.200 frantoi e oltre un milione di ettari coltivati a olivo, di cui il 24% in biologico. Anche il consumo interno resta stabile: 441 mila tonnellate consumate nel nostro Paese, con una media di 7 litri e mezzo a persona. Per affrontare le sfide di domani – come i cambiamenti climatici, le fitopatie e il calo dei volumi produttivi – il settore può contare su una serie di interventi finanziari strutturali: 34 milioni l’anno dalla Politica Agricola Comune, 100 milioni dal PNRR per l’ammodernamento dei frantoi, 30 milioni contro la Xylella e altri fondi dedicati. L’olio di oliva si conferma così non solo come prodotto simbolo della dieta mediterranea, ma anche come colonna portante dell’agroalimentare italiano, capace di coniugare tradizione, qualità e innovazione.
3) A luglio sale il carrello della spesa: Inflazione stabile a luglio, ma sale il carrello della spesa. Secondo quanto comunica l’Istat, confermando la stima preliminare, l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,7% su base annua, come nel mese precedente. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona mostrano una dinamica in accelerazione, da +2,8% a +3,2%, così come quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Si accentua la flessione su base annua dei prezzi degli energetici. Nel comparto dei servizi, si registrano tensioni sui prezzi relativi ai trasporti, mentre decelerano quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. Nel mese di luglio “l’inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta invariata.
4) Cibi ultra-processati, rischio dipendenza come droghe e alcol: I cibi ultra-processati possono creare dipendenza, al pari di droghe come alcol e cocaina. A dirlo è un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine da un team dell’Università del Michigan. Gli scienziati hanno analizzato quasi 300 ricerche condotte in 36 Paesi e il messaggio è chiaro: i prodotti industriali ad alta trasformazione – come snack confezionati, dolci, patatine e cibi pronti – possono innescare nel cervello gli stessi meccanismi neurologici delle dipendenze da sostanze. Secondo gli studi di neuroimaging, chi consuma questi alimenti in modo compulsivo presenta alterazioni nei circuiti cerebrali simili a quelle osservate nelle tossicodipendenze. Tra i segnali chiave ci sono il desiderio incontrollabile, la perdita di controllo e l’incapacità di smettere nonostante le conseguenze negative. Secondo gli esperti, tutto nasce da una miscela ben precisa: zucchero, sale e grassi, presenti in alte dosi e combinati tra loro per massimizzare il piacere e fidelizzare il consumatore. “Il problema – commentano gli autori – sono gli alimenti studiati appositamente per colpire il cervello in modo rapido, intenso e ripetuto.” Questa forma di dipendenza alimentare, però, non è ancora ufficialmente riconosciuta come una condizione clinica.
Una lacuna – denunciano i ricercatori – che richiede l’attenzione delle istituzioni sanitarie, dei governi e dell’opinione pubblica. Ad oggi si stima che oltre il 16% della popolazione mondiale possa vivere in uno stato di “food addiction”, una condizione spesso sottovalutata, ma che può compromettere la salute e il benessere. Un altro punto critico riguarda i bambini: sono i bersagli principali del marketing degli alimenti ultra-processati. Ma come gestire il problema? Secondo gli esperti, la soluzione non è il divieto assoluto, che può generare effetti opposti, ma un consumo molto occasionale e consapevole. Preferire la preparazione domestica di cibi dolci e salati, usando ingredienti semplici e naturali, è un primo passo. E in certi casi, è fondamentale farsi seguire da professionisti della nutrizione e della salute mentale.


