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Greenpeace UK contro Dove: “Basta avvelenare il pianeta”

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L’associazione ambientalista Greenpeace UK si scaglia contro Dove, l’azienda di cosmesi del gruppo Unilever, accusata di contribuire all’inquinamento di paesi come India, Filippine e Indonesia.

La lettera firmata dagli ambientalisti inglesi di Greenpeace parla chiaro e chiede a Dove di interrompere la produzione di plastica perché – come molti altri marchi del settore – sta contribuendo ad inquinare il Pianeta, in particolar modo le zone più povere del mondo.

Secondo Greenpeace UK infatti, l’azienda che nelle sue campagne pubblicitarie lotta per la “Real beauty” di donne e ragazze, promuovendone l’empowerment, in realtà ha alimentato la crisi globale contribuendo all’immissione nell’ambiente di plastica monouso in grandi quantità e facendo greenwashing.

A pagarne il prezzo più alto sono le popolazioni del Sud del mondo. Oltre 200 milioni di persone che rischiano inondazioni sempre più gravi e frequenti. I rifiuti in plastica oltre a soffocare fiumi e oceani, quando bruciati rilasciano sostanze tossiche pericolose sia per l’ambiente che per la salute umana. Unilever sostiene di volere un mondo senza rifiuti, ma secondo i dati, solo lo 0,2% dei suoi imballaggi è riutilizzabile

L’associazione si rivolge, nella lettera abbinata alla petizione lanciata a fine novembre 2023, direttamente a Dove chiedendole di: “Smettere di vendere bustine di plastica entro la fine del 2025 e impegnarsi a eliminare gradualmente tutta la plastica monouso entro dieci anni”.

 

 

Unilever indagata nel Regno Unito per greenwashing

La multinazionale proprietaria non solo di Dove, ma anche di altri marchi come Cif e Vaseline, poco dopo le accuse da parte dell’associazione ambientalista è stata indagata per greenwashing da parte dell’autorità di vigilanza britannica sulla concorrenza. La CMA ritiene infatti che le affermazioni “green” dell’azienda su alcuni prodotti possano fuorviare il consumatore.

Il greenwashing appare chiaro all’Autorità garante: “Unilever potrebbe sopravvalutare la sostenibilità ambientale di alcuni prodotti attraverso l’uso di affermazioni “vaghe e generiche”, dichiarazioni poco chiare sulla riciclabilità e immagini e loghi dall’aspetto naturale come le foglie verdi”, ha spiegato la CMA.

Il Guardian riporta i timori di Sarah Cardell, amministratore delegato della CMA: “Elementi essenziali come detersivo, spray da cucina e articoli da toeletta sono il tipo di articoli che metti nel carrello del supermercato ogni volta che fai acquisti. Sempre più persone cercano di fare la propria parte per proteggere l’ambiente, ma temiamo che molti vengano ingannati dai cosiddetti prodotti “verdi” che non sono ciò che sembrano.”

Intanto la CMA ha contattato Unilever, che fornirà le spiegazioni del caso.

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