Il Monte Everest è così inquinato che sono stati utilizzati dei droni per rimuovere tonnellate di rifiuti: l’iniziativa di una società nepalese per supportare il lavoro di pulizia degli alpinisti.
L’Everest è così sporco che viene considerato la discarica più alta del mondo. L’inquinamento delle sue pendici è aumentato ogni anno di più, portando alla contaminazione del bacino idrografico e mettendo a rischio la salute della popolazione locale.
Alta 8.849 metri, la montagna del Nepal (chiamata anche Sagarmatha, ovvero “fronte nel cielo”) è parte della catena dell’Himalaya, che si estende per 2.400 chilometri e attraversa sei paesi dell’Asia. La vetta attira sempre più turisti e scalatori che durante il cammino verso il “tetto del mondo” disseminano i sentieri con lattine, bombole di ossigeno vuote, plastica, attrezzatura da alpinismo ed escrementi. Tonnellate di rifiuti che il Sagarmatha Pollution Control Commitee (SPCC) – organizzazione no-profit dedicata alla protezione dell’ecosistema dell’Everest – cerca di gestire con dei siti di raccolta controllati. Secondo le stime del geologo Alton Byers, ogni anno i campi dai campi base vengono raccolti circa 5.400 chilogrammi di rifiuti umani.
I rifiuti, però, sono ancora troppi e spesso finiscono per essere bruciati e poi sotterrati, rilasciando sostanze tossiche sia nell’aria che nel sottosuolo. A supporto di sherpa e alpinisti, la società nepalese Airlift Technology ha fornito due droni di grandi dimensioni per partecipare alla campagna di raccolta rifiuti. I dispositivi, messi a disposizione di guide e alpinisti, sono stati utilizzati durante l’ultima stagione delle scalate – da aprile a giugno – recuperando quasi 300 chili di rifiuti.
Fino ad allora, “le uniche opzioni erano gli elicotteri e la manodopera umana”, ha spiegato Raj Bikram Maharjan, della società nepalese Airlift Technology, promotrice dell’iniziativa. “Abbiamo quindi trovato una soluzione con questi droni in grado di trasportare carichi pesanti”.
Il sistema, dopo il successo ottenuto sulle pendici dell’Everest, è stato sperimentato anche sulla vicina vetta dell’Ama Dablam (6.812 m), consentendo di evacuare 641 chili di rifiuti per via aerea.
“È un modo rivoluzionario per rendere la regione più pulita e sicura”, ha spiegato Tashi Lhamu Sherpa, vice presidente del comune rurale di Khumbu Pasang Lhamu, responsabile della regione dell’Everest.
Secondo Tshering Sherpa, responsabile del Sagarmatha Pollution Control Commitee (SPCC), l’uso dei droni “è più efficiente, economico e sicuro rispetto ad altri metodi. In soli dieci minuti, un apparecchio può trasportare tanti rifiuti quanti ne trasporterebbero dieci persone in sei ore”.
Droni per rimuovere i rifiuti sull’Everest: utili anche come sherpa
I droni, forniti gratuitamente da un produttore con sede in Cina per promuoversi e sostenere le operazioni di pulizia, costano circa 20.000 dollari (17.000 euro) e possono fungere anche da sherpa. Trasportando attrezzature da arrampicata (bombole di ossigeno, scale e corde), i droni possono anche limitare le salite pericolose, specialmente verso la pericolosa cascata del ghiacciano Khumbu, il punto d’inizio della scalata verso l’Everest.
Airlift Technology prevede di testare i droni anche sul Manaslu (8.163 metri), l’ottava vetta più alta del pianeta. “I droni non sono utili solo in tempo di guerra”, ha ironizzato il capo dell’azienda. “Possono salvare vite umane e proteggere l’ambiente”, ha aggiunto Raj Bikram Maharjan. “In materia di clima e di aiuti umanitari, questa tecnologia cambierà le carte in tavola”.
Se messa a servizio della salvaguardia ambientale, la tecnologia può essere una grande alleata dell’uomo, supportandolo nelle attività più complicate come il recupero di rifiuti ad altissima quota. A produrre inquinamento in un luogo così remoto – dove sono perfino arrivate le microplastiche – è sempre l’essere umano che, spinto dall’ancestrale desiderio di esplorazione, finisce per ignorare quanto sia fragile l’ecosistema che tanto vuole scoprire.
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