Inquinamento nei fiumi, gli organismi nella plastisfera minacciano gli ecosistemi

Inquinamento, gli organismi nella plastisfera minacciano gli ecosistemi

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Le conseguenze devastanti della plastisfera su fiumi e laghi, l’ecosistema legato ai rifiuti in plastica dove proliferano i batteri e che soffoca i corsi d’acqua.

L’inquinamento da plastica nelle acque del pianeta è così ingente che si è arrivati alla formazione di un nuovo ecosistema, che minaccia la salute dell’ambiente e favorisce la diffusione di malattie.

Si chiama plastisfera ed è un ecosistema di microorganismi che si sviluppa sui rifiuti di plastica e colpisce specialmente laghi e fiumi. La sua presenza è un problema per la salute degli ecosistemi acquatici, poiché riduce l’ossigenazione delle acque e aumenta il rischio che si diffondano malattie.

A confermare la pericolosità della plastisfera, lo studio condotto sul fiume Mekong, in Cambogia, il più ricco di biodiversità al mondo. La ricerca, parte del progetto Wonders of Mekong, è stata condotta da un consorzio di istituti tra cui l’Università di Milano-Bicocca.

“I fiumi offrono un’ampia gamma di servizi ecosistemici, dalla fornitura di acqua potabile all’irrigazione per le colture, fino al sostegno alla pesca nelle acque interne che centinaia di milioni di persone utilizzano come risorsa alimentare“, afferma la prima autrice dello studio Veronica Nava, ricercatrice dell’Università di Milano-Bicocca.

La plastisfera però, sta soffocando la biodiversità del Mekong. I ricercatori hanno analizzato le popolazioni di batteri che vivono sui frammenti di plastica, scoprendo che alteravano in modo significativo la qualità dell’acqua e incidevano sui servizi ecosistemici. Gli autori dello studio – pubblicato nel numero di agosto della rivista Water Research – hanno anche osservato la presenza di organismi potenzialmente patogeni che potrebbero avere conseguenze sulla salute umana.

Inquinamento da plastica, fiumi e laghi stanno soffocando: “Potrebbero aumentare i gas serra”

Il Mekong fornisce sostentamento a oltre 60 milioni di persone, ma è anche tra i più stressati del pianeta. Tra le cause che mandano in sofferenza il fiume ci sono la costruzione di dighe, la deforestazione, la pesca eccessiva e il commercio di pesci giganti. Il fiume infatti, ospita il pesce d’acqua dolce più grande al mondo, la pastinaca gigante, oltre ad altre specie in via d’estinzione. Nel Mekong però, ci sono anche sempre più rifiuti in plastica e la plastisfera sta soffocando la sua biodiversità.

“È possibile che, a causa dei microrganismi che popolano le isole di plastica galleggianti che stanno riducendo l’ossigeno nel fiume, inizieremo a trovare ‘zone morte’ dove i pesci e altri animali non possono sopravvivere, specialmente durante la stagione secca”, aggiunge Sudeep Chandra, direttore del Global Water Center dell’Università del Nevada.

A rischio però non ci sono solo le acque dolci. I ricercatori hanno ipotizzato anche che la riduzione di ossigeno contribuisca alla produzione di gas serra come CO2 e metano. “Elevati livelli di inquinamento da plastica – precisa Chandra – potrebbero creare punti caldi biogeochimici che produrrebbero gas serra all’interno dei fiumi”.

Purtroppo, le microplastiche sono sempre più pervasive e si trovano davvero ovunque. Uno studio simile a quello effettuato nel Mekong, è stato condotto nelle acque marine di Toscana e Corsica, evidenziando le stesse preoccupazioni circa la proliferazione batterica sulla cosiddetta “neve marina” alla quale si sono aggiunte le microplastiche.

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