Caldo estremo in Italia, a rischio 1,5 milioni di lavoratori

Caldo estremo in Italia, a rischio 1,5 milioni di lavoratori

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Secondo Greenpeace Italia, 1,5 milioni di lavoratori – muratori e rider in testa – sono a rischio a causa del caldo estremo dell’ultima settimana.

La mattina con il sole cocente, il pomeriggio con le nuvole grigie e la sera con temporali brevi ma violenti. Questa la situazione meteorologica dell’Italia durante l’ultima settimana a causa di un’ondata di calore anomala.

Lungo lo Stivale, da Nord a Sud, le temperature bollenti caratterizzate da un altissimo tasso di umidità potrebbero mettere a rischio la salute di 1,5 milioni di lavoratori. A lanciare l’allarme è Greenpeace Italia dopo avere combinato le previsioni del progetto Worklimate con i dati ISTAT sull’occupazione. A essere maggiormente in pericolo sono le persone impiegate nell’edilizia (603.000 soggetti), nei trasporti merci su strada, nel magazzinaggio, nei servizi di consegna e di rider (537.000 soggetti), e nella manutenzione del verde e nei servizi per edifici (292.000 soggetti).

A Roma, attraverso una termocamera a infrarossi, Greenpeace Italia e CGIL monitorano alcuni luoghi di lavoro all’aria aperta. Dalla Stazione Termini a Piazza Bologna, lo strumento nelle ore centrali del giorno registra temperature con picchi compresi tra i 60°C e i 100°C. Valori che, ed è bene sottolinearlo, non si riferiscono all’aria, bensì alle superfici. Dannose, comunque, le conseguenze della calura sulla salute umana.

 

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Ancora una volta, dunque, Greenpeace Italia e CGIL lanciano un appello al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiedere misure emergenziali a tutela dei lavoratori italiani. Necessari, inoltre, a detta degli ambientalisti, interventi urgenti contro la crisi climatica sempre più impattante.

Proteggere i lavoratori richiede non solo misure immediate di prevenzione, ma anche una rapida uscita dai combustibili fossili. Inaccettabile che i costi della crisi climatica ricadano sulle persone, sui servizi pubblici e sulle imprese con le aziende del petrolio e del gas impegnate ad accumulare profitti miliardari. Ed ecco perché vogliamo che siano proprio queste ultime a finanziare le iniziative utili a salvaguardare la popolazione italiana“, dichiara Simona Abbate, Campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia.

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