Nuove norme per contrastare la Shrinkflation e tutelare i consumatori, ma il Codacons le definisce “annacquate e poco incisive”. Ecco cosa cambia dal 15 luglio.
Dal 15 luglio entrano in vigore le misure contro la shrinkflation (nota come sgrammatura), la pratica con cui le aziende riducono il peso o il volume del prodotto contenuto nella confezione mantenendo invariato il prezzo, o addirittura aumentandolo.
Si tratta di uno stratagemma che viene utilizzato per aumentare i prezzi in maniera poco trasparente, senza che un consumatore se ne accorga. Adesso, però, con questa norma, contenuta nel DDL Concorrenza, i produttori sono obbligati a informare i rivenditori (supermercati, negozi, siti di e-commerce) della riduzione della quantità netta di un prodotto all’interno della confezione. A loro volta, i distributori dovranno avvisare la clientela esponendo avvisi al punto vendita o sui canali di e-commerce, per un periodo di tre mesi dalla messa in vendita del prodotto nella nuova quantità.
L’obbligo non si applica nel caso in cui la riduzione della quantità sia conseguenza di una riformulazione che incrementi la resa del prodotto o l’efficacia d’uso, mantenendo invariato il valore d’uso complessivo per il consumatore.
L’obiettivo delle nuove regole è aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori, anche se il provvedimento ha già suscitato critiche da parte delle associazioni di settore, che lo ritengono meno incisivo rispetto alla versione inizialmente prevista.
Le norme per il contrasto della shrinkflation
Il governo Meloni aveva cercato di intervenire contro la shrinkflation già nel 2024, con il ddl Concorrenza. Il provvedimento aveva modificato il Codice del consumo e introdotto, all’articolo 15-bis, un obbligo temporaneo di etichetta, della durata di sei mesi, per avvisare i consumatori della riduzione quantitativa dei prodotti.
Ma nel marzo 2025 l’Ue aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per aver violato la direttiva sulla trasparenza del mercato unico.
Il governo è quindi stato costretto a rinviare l’entrata in vigore della norma e a modificarne il testo: niente più dicitura sulle confezioni per sei mesi, sostituita dall’obbligo per i rivenditori di informare la clientela con cartelli nei punti vendita e sui siti di e-commerce per tre mesi.
Le critiche delle associazioni dei consumatori
Il Codacons ha accolto con favore l’introduzione di una disciplina dedicata al fenomeno, ma ha definito le nuove misure “annacquate e poco incisive”. L’associazione ritiene, infatti, che l’eliminazione dell’obbligo di indicare chiaramente la riduzione della quantità direttamente sulla confezione renda più difficile per i consumatori accorgersi delle modifiche.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione su un altro fenomeno emergente, quello della skimpflation: anziché ridurre la quantità, alcune aziende potrebbero contenere i costi abbassando la qualità delle materie prime o dei servizi offerti, senza modificare il prezzo finale, ad esempio, sostituendo ingredienti più pregiati con alternative meno costose.
Le nuove regole rappresentano sicuramente un passo avanti nella tutela dei consumatori, ma la capacità di confrontare quantità e prezzi continuerà a essere uno degli strumenti più efficaci per difendersi dagli effetti della shrinkflation.
Gelati, più piccoli e più cari: l’analisi di Altroconsumo
Tra i prodotti che hanno ridotto il formato, ad esempio, ci sono anche i gelati, e alcuni di brand molto noti. Il Magnum Classic di Algida, per esempio, è passato da 79 a 75 grammi, il Maxibon della Nestlè da 102 a 96 grammi, e anche la Coppa del Nonno è passata da 72 a 65 grammi.
Rispetto a cinque anni fa, per acquistare un Magnum Classic si spende il 26% in più a porzione, per un Maxibon il 43% in più e per una Coppa del Nonno il 25% in più. Se si guarda il prezzo al chilo, l’aumento è ancora più evidente: +53% per Maxibon, +38% per Coppa del Nonno e +32% per Magnum Classic.
Questi sono i dati forniti da un’analisi di Altroconsumo secondo la quale i rincari dipendono soprattutto dall’aumento dei costi di produzione, mentre per altri gelati conta invece anche la shrinkflation.


