Italia taglia le emissioni di gas serra (ma fa male sul fronte dei trasporti)

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Nel 2024 l’Italia ha tagliato le emissioni del 3% grazie alle rinnovabili. La Cina segna un calo storico, ma Stati Uniti ed Europa tornano ad aumentare la produzione da fonti fossili.

Buone notizie sul fronte della riduzione delle emissioni nocive. L’Ispra – l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ha fatto sapere che lo scorso anno le emissioni del Belpaese hanno registrato un calo del 3% rispetto al 2023. Un buon risultato figlio, soprattutto, della transizione ecologica sul fronte energetico con l’utilizzo sempre maggiore di fonti energetiche rinnovabili come solare, idroelettrico ed eolico.

Più nello specifico, il settore della produzione elettrica nel nostro Paese ha tagliato le emissioni di gas climalteranti del 64% in 35 anni.

Ma se sul fronte energetico si sono fatti molti passi in avanti, su quello dei trasporti la situazione è ben diversa. Le emissioni legate al trasporto stradale (che pesano per il 90% sul totale delle emissioni del comparto) sono addirittura aumentate del 7% negl iultimi 30 anni. Questo perché il parco veicoli italiano è ancora caratterizzato da mezzi ad alimentazione tradizionale come benzina e gasolio e negli anni il numero dei veicoli ha registrato una notevole espansione.

E nel resto del mondo? Cosa sta accadendo in termini di taglio delle emissioni?

Cina: un calo storico delle emissioni

La Cina, tradizionalmente il maggiore emettitore mondiale di CO₂, ha segnato una svolta nel primo trimestre del 2025. Secondo un’analisi di Carbon Brief, le emissioni cinesi sono diminuite dell’1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo calo è attribuibile all’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, come solare, eolico e nucleare, che ha compensato l’aumento della domanda energetica, riducendo la dipendenza dal carbone.

Nonostante questa riduzione, la Cina continua a investire sia in energie rinnovabili che in progetti legati al carbone. Nel 2024, il paese ha avviato la costruzione di 94,5 GW di nuovi impianti a carbone, la cifra più alta dal 2015, evidenziando una strategia energetica complessa che bilancia esigenze di crescita economica e obiettivi ambientali.

Stati Uniti ed Europa: un aumento delle emissioni

Contrariamente alla tendenza cinese, gli Stati Uniti e l’Europa hanno registrato un aumento delle emissioni di CO₂ nel primo trimestre del 2025. Secondo i dati di Ember, le emissioni combinate di questi due blocchi hanno raggiunto 801 milioni di tonnellate metriche, segnando un incremento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questo aumento è stato causato principalmente da una maggiore produzione di energia da fonti fossili: in Europa, la produzione da gas naturale è salita dell’8% e quella da carbone del 6%; negli Stati Uniti, la produzione da carbone è aumentata del 23%, mentre quella da gas è diminuita del 4%, a causa dell’aumento dei prezzi del gas.

Negli Stati Uniti, le politiche energetiche hanno subito un cambiamento con l’amministrazione Trump, che ha mostrato un maggiore sostegno ai combustibili fossili. Questo ha portato a un aumento del 4% nella produzione di energia da fonti fossili nei primi tre mesi del 2025 rispetto all’anno precedente.

Prospettive future e sfide globali

La situazione attuale evidenzia le sfide che il mondo deve affrontare nella transizione verso un’energia più pulita. Mentre la Cina mostra segnali positivi nella riduzione delle emissioni grazie alle rinnovabili, gli aumenti registrati negli Stati Uniti e in Europa sottolineano la necessità di politiche energetiche più coerenti e sostenibili.

In Europa, nonostante gli ambiziosi obiettivi del pacchetto “Fit for 55”, che mira a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030, la crescita delle rinnovabili non procede con la rapidità necessaria. Per accelerare la transizione, l’Unione Europea ha proposto il “Clean Industrial Deal”, un piano pluriennale volto a supportare la trasformazione green delle aziende e a ridurre gli ostacoli burocratici.

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