Castelli Romani, il livello del lago Albano cala sempre di più sotto di 1 metro in due anni

Castelli Romani, il livello del lago Albano cala sempre di più: sotto di 1 metro in due anni

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Drastico abbassamento del livello del lago Albano, in provincia di Roma. La denuncia delle associazioni locali, che chiedono lo stop allo sfruttamento intensivo delle falde: “I laghi dei Castelli Romani stanno scomparendo sotto i nostri occhi”.

Il livello del lago Albano di Castel Gandolfo, in provincia di Roma, continua a calare vertiginosamente. A lanciare l’allarme è l’associazione Grottaferrata Sostenibile, che dalle ultime misurazioni ha registrato un nuovo calo di nove centimetri in soli venti giorni.

Una cifra che può sembrare minima, ma che ha decretato il superamento della soglia simbolica del metro: negli ultimi due anni e mezzo, infatti, il livello delle acque è sceso di 104 centimetri.

Il costante abbassamento del livello del bacino di origine vulcanica, situato nell’area dei Castelli Romani, è confermato anche dai rilevamenti del teleidrometro dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale. Attivo dal 2023, l’indicatore ha registrato una perdita di 94 centimetri.

Un andamento che sembra essere difficile da invertire, dato che il lago Albano è oggetto di costanti prelievi d’acqua da parte dell’Acea, società idrica compartecipata con il Comune di Roma. Oltre agli effetti del cambiamento climatico, che già compromettono la disponibilità idrica del lago, si aggiungono i prelievi dal bacino e dalla falda operati costantemente per rifornire alcuni comuni dei Castelli Romani.

Secondo quanto riporta Il Caffè dei Castelli, il sistema di prelievo funziona senza interruzioni tutto l’anno e, in base ai rilievi diffusi, non ci sono soglie massime da rispettare né sistemi di compensazione per ripristinare la situazione, ormai critica.

Laghi di Albano e Nemi, la gestione idrica dei Castelli Romani tra 

Le difficoltà di gestione delle risorse idriche dei Castelli Romani sono state evidenziate dal senatore Marco Silvestroni (FdI), che ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta chiedendo ai ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture di far luce sulla questione.

Ma i problemi del lago Albano (e del vicino lago di Nemi) non si limitano all’abbassamento dei livelli idrici. I due bacini – già in sofferenza – potrebbero diventare il fulcro di un progetto geotermico che prevede la perforazione di ben nove comuni della zona e delle aree sottostanti i laghi. Per il momento si tratta solo di un progetto, ma è sufficiente ad alimentare i timori dei cittadini, già preoccupati per la situazione attuale.

Proprio la cittadinanza, unita sotto varie associazioni, non smette di lottare per proteggere i due laghi e la loro biodiversità. Sabato 30 agosto, dalle ore 21:00, è stata organizzata una manifestazione lungo le sponde del lago di Nemi. La “Lucciolata” partirà dal Museo delle Navi fino all’ex Fiocina: un corteo per chiedere che sia dichiarato lo stato di emergenza ambientale, lo stop ai prelievi da parte dell’Acea, la restituzione della gestione idrica ai comuni e l’interruzione della cementificazione (tra le cause principali dello sfruttamento idrico).

“I laghi dei Castelli Romani stanno scomparendo sotto i nostri occhi, vittime dello sfruttamento intensivo delle falde. Ogni giorno che passa è un passo in più verso un disastro ambientale”, si legge nel post dell’associazione Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani, organizzatrice del corteo.

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