martina semenzato leadership femminile

Leadership femminile tra emancipazione e sorellanza

Tabella dei Contenuti

Donne sempre più leader in ambito lavorativo e capaci di fare squadra e aiutarsi tra loro, soprattutto nei momenti di difficoltà. Questo uno dei temi al centro di una conferenza stampa organizzata dall’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni violenza di genere. Insieme a lei, anche le donne di Coldiretti e la scrittrice, insegnante e sommelier Elvia Gregorace, che per l’occasione ha presentato il suo ultimo libro.

La leadership femminile come forma di emancipazione, ma anche di sorellanza, con donne che fanno squadra e si aiutano tra loro soprattutto nei momenti di difficoltà. Questo uno dei temi al centro di una conferenza stampa organizzata dall’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere. L’incontro a Montecitorio, avvenuto nell’ambito del taccuino ‘Nuovi linguaggi contro la violenza di genere’, ha visto protagoniste le donne di Coldiretti, imprenditrici agricole di successo provenienti da tutta Italia, ma anche la scrittrice, docente di liceo e sommelier Elvia Gregorace, autrice del libro ‘Ermione. Vite & Vite. Fermenti femminili’.

Intanto partiamo dalla nostra autrice, Elvia Gregorace: ha un curriculum straordinario, è una professoressa di liceo che insegna ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, ma anche una sommelier esperta di vini e di cioccolato ed una grande cultrice dell’arte. Ermione rappresenta tutte noi, noi parliamo di vino ma soprattutto di quella indipendenza che, attraverso il lavoro, emancipa le donne” – ha spiegato l’onorevole Martina Semenzato, deputata di Noi Moderati e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere – “Lo facciamo con un’autrice che ha voluto parlare al femminile, che ha voluto attenzionare la capacità e la resilienza delle donne ma anche il tema della violenza di genere. Come la storia ci racconta, una violenza che c’è sempre stata ma si può e si deve superare, attraverso l’insegnamento, la famiglia, la reattività sociale e la politica“.

Tutta questa rete però deve funzionare e le donne Coldiretti, che lavorano e danno lavoro ad altre donne in difficoltà, ne sono un esempio virtuosissimo” – ha aggiunto l’onorevole Martina Semenzato – “Su questo dobbiamo concentrarci: la donna non come vittima, ma come protagonista di una cittadinanza vittima. E questo libro è tutto questo“.

L’illuminazione mi è venuta da un episodio di femminicidio tra i meno noti della storia, che riguarda proprio le donne il vino, e che risale all’Antica Roma. Ai tempi di Romolo, primo re di Roma, una donna era stata uccisa dal marito, un cavaliere romano. L’uomo sosteneva di aver trovato la moglie ubriaca, per cui la massacra di botte. Secondo la concezione del periodo, le donne considerate sbronze erano paragonate a coloro che avevano tradito il marito, perché venivano considerate possedute da Dioniso e il bere era equiparabile a giacere con un altro uomo, perché ‘quando il vino entra, strane cose escono’. Le donne erano degli oggetti e potevano denunciare, attraverso ciò che vedevano in casa, ciò che realmente accadeva” – le parole dell’autrice del libro, Elvia Gregorace – “Ignazio Mecenio viene portato al cospetto di Romolo per decidere della sua sorte, e Romolo risponde: ‘Non importa come l’abbia uccisa, l’importante è che l’abbia uccisa’. Quindi questo denuncia una mentalità assolutamente maschilista, ho modernizzato questo concetto tramite la figura di Ermione, figlia di Elena e Menelao, un personaggio marginale. L’ho scelta non solo perché è il femminile di Ermes, messaggero degli dei, e quindi diventa messaggera di tutte le donne, ma soprattutto è una donna che sta a lato, come tante donne che in Italia non sono conosciute e non hanno visibilità. Con questo libro, vogliamo dargliela“.

Nella conferenza stampa è intervenuta anche Mariafrancesca Serra. Orfana di madre e cresciuta con il padre dall’età di dieci anni, nel tempo è riuscita a sfatare veri e propri tabù e pregiudizi in contesti principalmente maschili, diventando prima ingegnera edile specializzata in architettura e cambiando poi radicalmente vita, quando decise di tornare in Sardegna per assumere la guida dell’azienda familiare di allevamento biologico.

La mia è una storia particolare, che mi vede vivere più vite. La mia vita si sposta dalla zona interna verso città, dove poi proseguo i miei studi, divento ingegnere e architetto, poi supero anche i confini nazionali andando a lavorare in Austria e in Giappone. Il piacere della scoperta e dell’imparare mi ha portato anche a specializzarmi con più master in più materie. Quattro anni fa un nuovo stravolgimento: mio padre si ammala gravemente e il pensiero di non poter più gestire l’azienda di famiglia, oltre ai problemi che oggigiorno incontriamo in agricoltura come il ricambio generazionale e la mancanza di manodopera, lo aveva portato all’idea di abbandonare un lavoro di oltre 60 anni, fatto di tanti sacrifici” – ha raccontato Mariafrancesca Serra – “Senza neanche pensarci troppo, gli ho detto: ‘Perché devi chiudere quello che ha permesso a me di potermi formare, fare delle esperienze e permettermi una qualità e una prospettiva di vita migliore a quella che hai vissuto tu?’. Chiaramente, la sua vita è stata sacrificata per noi figli e pensare che quegli animali, quelle terre, quei pascoli, potessero venire abbandonati, per me è stato uno choc. Allora ho detto immediatamente: ‘Ci vado io’. Ovviamente, un padre protettivo verso la figlia più piccola, era perplesso e mi disse: ‘Ma tu sei una donna, non hai mai fatto questo, non sei abituata a vivere qui in un paesino al centro della Sardegna e sei abituata a vivere in un appartamento e ad avere hobby lontani dalla vita rurale. E soprattutto sei donna’. In un ambiente agropastorale, potete immaginare i pregiudizi e le barriere culturali che potevo incontrare. Io però li avevo già incontrati, in ambito universitario, la popolazione studentesca di Ingegneria era maggiormente maschile“.

Io lo ricordo sempre: noi donne, con la nostra esperienza, anche in campi lavorativi molto lontani dall’agricoltura, portiamo con noi il nostro bagaglio culturale. E cambiamo narrativa, con l’agricoltura che magari incontriamo di nuovo, come nel mio caso, dopo tanti anni. I miei numeri, i miei algoritmi, li ho portati in stalla. Mi occupo insieme a un team di veterinari anche di fare ecografie alle pecore, per una gestione più sostenibile del mio gregge, per un maggior benessere animale e soprattutto per accompagnare un animale in tutte le sue fasi della gravidanza. Ho anche un master in acustica, quindi sto studiando le frequenze migliori per il benessere e la lattazione degli animali. Tutto questo apporta una migliore qualità di vita dell’animale stesso, ma soprattutto una miglior qualità nella gestione aziendale, nella gestione dell’alimentazione e dei pascoli” – ha aggiunto la presidente di Donne Coldiretti – “Ricordo che la FAO ha proclamato il 2026 come anno della pastorizia e della donna in agricoltura, quindi sento ancora di più la responsabilità e l’orgoglio di portare il pensiero delle donne e grazie al mio ruolo mi sento di dire a tutti che le donne hanno una marcia in più e che dove chiunque vede un problema o un ostacolo, la donna sicuramente trova una soluzione. Una soluzione che si trasforma in multifunzionalità, in nuovi business per l’azienda, in nuove aperture per un’agricoltura differente“.

Parlando del valore della sorellanza, di fare squadra, di portare avanti progetti trasversali e competenze molto al femminile, noi donne abbiamo questa capacità trasversale di fare rete, di creare sinergie e una visione sistemica ampia. Da qui siamo partite, con la volontà di fare progetti non solo in campo agricolo ma anche nel mondo del sociale. Abbiamo parlato di disturbi del comportamento alimentare, della multifunzionalità come filiera agricola che vede agricoltori e agricoltrici non solo come imprenditori, ma come persone che fanno accoglienza, trasformazione e vendita diretta” – il punto di Dominga Cotarella, imprenditrice e presidente di Campagna Amica Coldiretti – “Abbiamo raccontato anche della grande giornata del 10 luglio scorso, quando abbiamo portato in 71 diversi ospedali altrettanti mercati di Campagna Amica, per raccontare la centralità del cibo sano e per recuperare la cultura della prevenzione. Sono quindi tanti gli ambiti in cui ci stiamo muovendo, ma sempre con la logica di fare rete e di fare squadra“.

Pubblicità
Articoli Correlati