L’Italia, sulle comunità energetiche, è molto indietro rispetto ad altri Paesi Ue. Eppure, come spiega il prorettore alla Sostenibilità dell’Università La Sapienza, le ragioni sono più tecniche che burocratiche.
La sezione del rapporto dell’Università La Sapienza, dedicata all’efficienza energetica degli edifici e alle case green, è stata coordinata dal professor Livio De Santoli. Che a TeleAmbiente spiega come l’Italia, sulle comunità energetiche rinnovabili, sia molto indietro, per ragioni più tecniche che burocratiche.
“Quello delle comunità energetiche rinnovabili è un caso emblematico su come vanno le cose in Italia: bisognerebbe avere una strategia complessiva e un’unitarietà tra i vari aspetti e discipline. Solo insieme, sinergicamente, si può ottenere un risultato” – il punto del professor De Santoli – “Le comunità energetiche devono ancora uscire con un decreto già vecchio, che fa riferimento solo al fotovoltaico, mentre invece le comunità energetiche nascono per avere tutte le possibilità. Sono territoriali e devono andare a pescare le risorse che il territorio mette a disposizione“.
“Il fotovoltaico c’è dappertutto? Benissimo, ma in altre zone potrebbe esserci la geotermia, l’acqua, il vento. Si chiamano comunità energetiche rinnovabili, non fotovoltaiche. Mi sembra che su questo aspetto i vari soggetti preposti all’emanazione di regolamenti non ci sentano” – spiega ancora il professor Livio De Santoli – “Inoltre deve esserci la valorizzazione dell’autoconsumo: il singolo cittadino deve sapere quando e come consumare per valorizzare la fonte rinnovabile sulla propria autodisponibilità. Ci sono sistemi automatici di demand-response che dovrebbero essere sovvenzionati e dovrebbero esserci sistemi di accumulo“.
“C’è tanto da fare sulle comunità energetiche e sarebbe un peccato sprecarle, perché sono lo strumento più emblematico della nuova transizione, dal momento che uniscono l’aspetto energetico con quello economico, sociale e ovviamente ambientale” – il monito finale del professor De Santoli – “Speriamo che questo piccolo contributo che abbiamo dato possa far germogliare qualcosa di diverso“.


