Contro gli sprechi alimentari nessuna iniziativa è troppo piccola, lo dimostra il modello Cna presentato alla Camera dall’onorevole Gadda, prima firmataria della legge contro lo spreco alimentare.
Nel settore della panificazione il progetto “LowinFood” permette alle piccole imprese di ottimizzare la produzione e ridurre al minimo lo spreco alimentare attraverso la raccolta dei dati. 12 panifici della provincia di Viterbo sono stati coinvolti nel progetto europeo, è stato monitorato l’invenduto ed è stato poi stilato un vademecum per ridurre lo spreco.
L’onorevole Maria Chiara Gadda, ha presentato la conferenza alla Camera sottolineando l’importanza di progetti come questo: “Grazie a Can Agroalimentare e all’Università della Tuscia, per la prima volta si misurano, con un approccio scientifico, le eccedenze che effettivamente si producono in un punto molto particolare della filiera, che è quello della panificazione. Il pane è uno degli alimenti che si sprecano di più sia nella filiera produttiva, commerciale e distributiva, nella ristorazione, ma anche nel consumo domestico. E la legge antispreco ha avuto la possibilità, in questi nove anni di attuazione, perché è stata approvata nel 2016, di sperimentare tantissime tipologie di donazioni di prodotti freschi, freschissimi, ma anche diversi punti della filiera.”
“Non è la stessa cosa recuperare dalla grande industria o da un grande punto vendita, e farlo nelle piccole microimprese, che hanno piccoli quantitativi, che magari hanno un esercizio commerciale in una piccola comunità difficilmente raggiungibile. Questo è stato possibile grazie all’impegno di Cna e sicuramente è un modello replicabile, perché mette insieme tanti aspetti, che è quello, ad esempio, della donazione, quindi della creazione di un rapporto strutturato in un episodio con il mondo del volontariato che recupera le eccedenze a partire da quelle di pane, ma anche le tante ricette antispreco che si possono fare dal punto di vista della prevenzione, quindi misurare l’efficienza e l’efficacia dei processi prodotti all’interno, l’utilizzo delle materie prime.”
“E poi- conclude Gadda- c’è ovviamente il rapporto con il cittadino consumatore, con le sue abitudini di acquisto e di consumo, che hanno anche qui tante sfaccettature legate all’interpretazione delle etichette, al valore del cibo e alla qualità. Insomma, un pane fresco artigianale ha anche degli elementi di durabilità, di vita a scaffale che sono importanti anche in un’ottica antispreco, quindi presentare alla Camera queste iniziative è fondamentale per dire che è possibile fare misure antispreco anche nelle piccole microimprese.”


