La campagna istituzionale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che dovrebbe sensibilizzare i cittadini alla consapevolezza ambientale e alla sostenibilità, lascia quantomeno perplessi. Si citano il risparmio energetico, la tutela ambientale e la decarbonizzazione, ma le azioni del governo, a tutti i livelli, vanno nella direzione opposta.
Nelle intenzioni, dovrebbe essere una campagna istituzionale per sensibilizzare i cittadini alla consapevolezza ambientale e alla sostenibilità. In realtà, lo spot del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica lascia abbastanza sbigottiti e sembra fare acqua da tutte le parti. È proprio il caso di dirlo, dal momento che una delle risorse più preziose e limitate nel nostro Paese è proprio quella idrica. Anche se non è il solo motivo di perplessità.
“Al Pianeta teniamo un mondo” è il claim dello spot istituzionale del MASE, che punta a sensibilizzare i cittadini, specialmente i più giovani, ad adottare usi e comportamenti sostenibili, puntando alla riduzione degli sprechi e delle emissioni. Vengono anche citati il risparmio energetico e le rinnovabili, e dopo ognuno dei trenta secondi del video ogni dichiarazione sembra completamente opposta alle politiche del governo, tra contrasto al Green Deal e al sistema ETS e una totale inazione di fronte al cambiamento climatico, al consumo di suolo o al dissesto idrogeologico.
Zero sprechi e zero residui, specialmente di una risorsa come l’acqua, è solo un normale slogan di fronte agli effetti più drammatici del cambiamento climatico e al 42% di dispersione nella rete idrica italiana. Acqua che viene razionata anche per l’uso agricolo, ma che può essere tranquillamente impiegata al servizio dei data center o per il futuro nucleare. Se diversificare il mix energetico italiano, orientandolo verso la decarbonizzazione, è un intento lodevole, voler tornare al nucleare giustificandolo anche con il contrasto al caro energia è pura mistificazione. Perché gli italiani continuano a pagare le bollette più care d’Europa, e lo faranno ancora a lungo, visto che nella migliore delle ipotesi le centrali o i reattori modulari non saranno pronti prima di un decennio.
E che dire delle rinnovabili? Buone per tutte le stagioni, ma solo negli spot. Perché poi, all’atto pratico, vengono spesso bistrattate per via della loro mancanza di continuità legata al sole e al vento, qualcosa a cui si potrebbe ovviare investendo sulla ricerca e sullo sviluppo di sistemi di accumulo. E si ipotizza di riaprire persino le centrali a carbone, mentre il governo ha tagliato del 64% i fondi del Pnrr destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili, ha rivisto al ribasso i fondi per Transizione 5.0 e almeno quattromila progetti sono bloccati dalla burocrazia. Non va dimenticato, poi, che non esistono solo l’eolico e il fotovoltaico, ma anche l’idroelettrico, la geotermia, l’energia marina o quella da biomasse. E l’Italia avrebbe tutte le potenzialità per sfruttare al massimo ogni fonte di energia rinnovabile.
Meglio sorvolare, poi, sulla lotta agli sprechi tanto decantata anche nello spot istituzionale del MASE. Con la sola eccezione, forse, del vicepresidente della Camera dei deputati di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, nessuno nella maggioranza ha mai parlato di risparmio energetico e, anzi, i principali esponenti di governo, a cominciare dal ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, hanno illustrato scenari in cui i consumi di energia sono destinati a crescere esponenzialmente nel corso degli anni, di fronte ad una sempre più costante elettrificazione. Sarebbe questo uno dei temi a supporto del ritorno al nucleare, ma con questo contesto difficilmente un mondo e un’Italia sempre più in overshoot potranno davvero rivedere le proprie abitudini di fronte alla limitatezza delle risorse. A meno che, tanto per cambiare, i comportamenti virtuosi non vengano richiesti solo ai comuni cittadini. A quel punto, possiamo anche predicare green e razzolare fossile.


