L’affondo del segretario della Cgil: “Anche se il nucleare fosse pulito, gli esperti dicono che ci vorranno 15-20 anni. Come ci arriviamo?”.
Un Maurizio Landini durissimo contro il governo. Affrontando i temi del caro energia e delle possibili soluzioni, il segretario generale della Cgil ha attaccato la maggioranza, a margine dell’assemblea per i referendum che si è tenuta a Milano. “A partire dallo scoppio della guerra, c’è stato il fenomeno dell’aumento senza precedenti dei profitti delle imprese che forniscono o gestiscono l’energia” – ha spiegato Landini – “I governi non sono stati capaci di andare a prendere un euro in più di questi profitti, anche per poter abbassare le tariffe. Questo tema va affrontato, è un problema molto serio, perché il costo dell’energia nel nostro Paese è il più alto che c’è in Europa“.
Proprio sulla tematica energetica è incentrato l’intervento di Maurizio Landini. “Noi da tempo diciamo che bisogna fare alcune cose molto precise. Il primo è disaccoppiare il costo dell’energia elettrica, che ad oggi è determinato dal gas, facendo sì che anche l’energia che si produce con le fonti rinnovabili, anziché costare meno, costa uguale a quella del gas” – ha spiegato il segretario generale della Cgil – “Poi c’è un altro problema: quello di un organismo unico che sia in grado di garantire anche tariffe più accessibili per tutti, oltre ad aiutare i più fragili. Ad oggi, non c’è stata questa volontà“.
Sempre a proposito di energia, Maurizio Landini torna a criticare le mosse e le intenzioni del governo. “Nel nostro Paese c’è un referendum che si è già pronunciato sul nucleare. Ma soprattutto penso: anche nell’ipotesi che esista davvero un nucleare pulito, quando?” – l’affondo di Landini – “Gli esperti dicono che servono 15-20 anni, e noi come ci arriviamo? Quello che va fatto è rafforzare gli investimenti sulle fonti rinnovabili che invece sono possibili. Ci sono un sacco di progetti, già presentati, che però non vengono fatti“.
Queste dichiarazioni di Maurizio Landini sulla politica energetica del governo sono solo le ultime di una serie di critiche rivolte all’Esecutivo. E che avevano indotto addirittura la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a definire “tossiche” le dichiarazioni del segretario generale della Cgil. “Io mi sento molto bene, non sapevo di essere tossico. Penso che tossico nel nostro Paese sia la precarietà, i salari bassi, l’evasione fiscale. Tossici sono i profitti che non vengono reinvestiti e messi nelle tasche degli azionisti come dividendi. Queste sono cose tossiche, su cui il governo non sta assolutamente intervenendo” – la replica di Landini – “Se l’idea del governo è che sono bravi, buoni e belli quelli che gli dicono di sì, e che tutti quelli che non sono d’accordo sono tossici, è un’idea un po’ pericolosa della democrazia nel nostro Paese. Io credo che si intossica il governo, se continua così“.
Le parole del segretario generale della Cgil, nel corso della presentazione della campagna per i cinque referendum (su lavoro e cittadinanza), vanno ad alimentare quelle rilasciate in un’intervista a La Stampa. “L’inflazione riparte e diventa ancora più urgente rinnovare i contratti pubblici e privati, mentre il governo deve smetterla di usare le pensioni come un bancomat. I costi dell’energia tornano a salire e questo mette in difficoltà tante imprese perché sono più alti del costo del lavoro, ma in difficoltà ci sono anche tante famiglie, perché non si interviene sulle ragioni di fondo. Da tempo chiediamo di disaccoppiare il prezzo dell’energia da quello del gas, di rivedere i meccanismi di formazione dei prezzi controllati da un sistema dominato dalla speculazione, di tutelare le fasce più fragili, di investire e non ritardare le rinnovabili, di tassare gli extra-profitti delle aziende energetiche che in Italia non solo non vengono tassati, ma non vengono neanche reinvestiti visto che all’80% se li spartiscono gli azionisti” – aveva dichiarato Maurizio Landini – “Ad oggi, il confronto con il governo non c’è. Si limitano a prendere decisioni e a comunicarcele, per poi classificare i sindacati in ‘buoni’ o ‘cattivi’ a seconda se sono d’accordo con quello che fanno. Così, però, si mette solo in discussione il sistema democratico del Paese, perché se si vogliono affrontare i problemi, occorre coinvolgere i soggetti sociali rappresentativi“.


