In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Mercosur, via libera dell’Ue all’accordo; 2) L’agroalimentare italiano vale il 15% dell’economia; 3) 100 milioni per l’agricoltura: riparte ISMEA Investe; 4) Italiani sempre più in cucina: meno ristoranti, più digitale
In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) Mercosur, via libera dell’Ue all’accordo: Dopo oltre 25 anni di negoziati, l’Unione europea ha dato il via libera all’accordo di libero scambio con il Mercosur, il blocco sudamericano che comprende Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’intesa punta a creare la più grande area di libero scambio al mondo, coinvolgendo circa 700 milioni di cittadini, e rappresenta per Bruxelles una rilevante vittoria geopolitica. Il voto ha però evidenziato una profonda spaccatura tra i Paesi membri. La maggioranza qualificata dell’Ue ha approvato il trattato, ma Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria si sono espressi contro, mentre il Belgio si è astenuto. L’Italia ha votato a favore, dopo aver ottenuto garanzie a tutela del settore agricolo. Decisiva la proposta della Commissione europea di rendere disponibili, già dal 2028, circa 45 miliardi di euro a sostegno degli agricoltori, oltre al rafforzamento delle clausole di salvaguardia sulle importazioni di prodotti agricoli sensibili. Il Mercosur è un’organizzazione commerciale nata nel 1991, che unisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Si parla, nel complesso, di circa 280 milioni di abitanti. L’accordo fa sì che, nel tempo, saranno cancellati i dazi sul 91% degli scambi commerciali che avvengono tra Ue e Mercosur. Il 17 gennaio la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sarà in Paraguay per firmare l’intesa con i paesi sudamericani.
2) L’agroalimentare italiano vale il 15% dell’economia: Il settore agroalimentare italiano vale complessivamente 700 miliardi, pari al 15% dell’economia nazionale, confermandosi uno dei pilastri del Paese. Agricoltura e industria alimentare e delle bevande rappresentano il 40% di questo valore. Nel 2024, nonostante un contesto complesso segnato da tensioni geopolitiche, fragilità logistiche e sfide ambientali, il comparto ha mostrato una forte resilienza, raggiungendo un record storico nell’export: oltre 68 miliardi, pari a +8%. Sono i numeri raccolti dall’Annuario dell’Agricoltura italiana 2024 del Crea. Il made in Italy pesa il 73% delle esportazioni, trainato soprattutto da vino, olio, formaggi e prodotti dolciari. L’Unione Europea resta il principale partner commerciale, mentre gli Stati Uniti sono il primo mercato extra Ue. Crescite rilevanti si registrano anche in Asia e nell’area mediterranea. Nel 2024 aumentano sia la produzione agricola sia il valore aggiunto, grazie soprattutto alla riduzione dei costi di produzione, in particolare energia e concimi. Strategiche le produzioni a Indicazione Geografica, che raggiungono 21 miliardi, pari al 19% del fatturato agroalimentare, con un export superiore ai 12 miliardi. Sul fronte ambientale, l’agricoltura italiana ha ridotto del 15% le emissioni dal 1990. Il Pnrr rappresenta un intervento strutturale senza precedenti: gli investimenti destinati all’agroalimentare sono saliti a 9 miliardi, articolati in oltre 35.000 progetti per rafforzare competitività, sostenibilità e resilienza delle filiere.
3) 100 milioni per l’agricoltura: riparte ISMEA Investe: È ufficialmente aperto dall’8 gennaio lo sportello “ISMEA Investe 2026”, lo strumento finanziario pensato per sostenere la crescita e la competitività dell’agricoltura italiana. La misura, gestita da ISMEA e prevista dal decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, mette a disposizione 100 milioni di euro per accompagnare gli investimenti delle imprese del settore agroalimentare. Il programma è rivolto alle società di capitali, anche in forma cooperativa, attive nella produzione primaria, nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari, ma anche nella distribuzione e nella logistica. L’obiettivo è rafforzare le filiere, sostenere l’innovazione e favorire lo sviluppo industriale del comparto. La misura si articola in due linee di intervento. La prima prevede finanziamenti ipotecari agevolati, da un minimo di 2 a un massimo di 20 milioni di euro, con una durata fino a 15 anni e fino a 5 anni di preammortamento. Il tasso di interesse è particolarmente vantaggioso, pari al 30% del tasso di mercato. La seconda linea riguarda invece interventi a condizioni di mercato, sempre tra i 2 e i 20 milioni di euro, con ISMEA che partecipa come finanziatore di minoranza attraverso strumenti come aumenti di capitale, mutui, prestiti obbligazionari o strumenti finanziari partecipativi. La dotazione complessiva di 100 milioni di euro è suddivisa equamente tra le due linee, con la possibilità di riallocare le risorse in base all’andamento delle domande. Le richieste di finanziamento dovranno essere presentate esclusivamente online, attraverso il portale ISMEA, dalle ore 12 dell’8 gennaio fino alle ore 12 del 15 maggio 2026. Le domande saranno valutate in ordine cronologico, fino all’esaurimento delle risorse disponibili. «L’agricoltura italiana deve crescere e le filiere devono diventare sempre più forti e competitive – ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – Accanto alla capacità degli imprenditori servono risorse per rafforzare le imprese e accompagnarle in un percorso di sviluppo». Un intervento che punta dunque a dare nuovo slancio all’agroalimentare italiano, sostenendo investimenti strategici e rendendo il settore sempre più competitivo sui mercati nazionali e internazionali.
4) Italiani sempre più in cucina: meno ristoranti, più digitale: Cucinare torna al centro delle abitudini degli italiani, tra tradizione, risparmio e nuove tecnologie. A fotografare il cambiamento è un’indagine condotta da Acadèmia, piattaforma digitale legata alla community food Chef in Camicia, che analizza il rapporto degli italiani con il cibo e la cucina. Secondo la ricerca, l’82% degli italiani mangia fuori casa al massimo una volta a settimana: il 44% meno di una volta e il 39% solo una. Una scelta legata all’aumento dei prezzi, ma anche al valore culturale del cucinare in casa, sempre più vissuto come gesto di cura e condivisione. Non a caso, oltre l’80% degli intervistati cucina soprattutto per familiari o amici, e per il 95% mangiare resta prima di tutto un momento sociale. Dalla stessa indagine emerge anche come il digitale stia cambiando il modo di stare ai fornelli: il 64% degli italiani utilizza strumenti online per cercare ricette, migliorare la tecnica o adattare i piatti alle proprie esigenze. I social media, in particolare Instagram e YouTube, sono diventati una fonte centrale di ispirazione, tanto che più di sei persone su dieci provano a replicare le ricette viste online. L’indagine segnala anche l’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle cucine: sempre secondo Acadèmia, una parte crescente degli italiani utilizza l’AI per trovare idee, gestire intolleranze o organizzare i pasti, anche se resta una certa diffidenza sull’affidabilità dei contenuti automatici. Un quadro che racconta un ritorno consapevole alla cucina domestica, tra innovazione e tradizione, in un Paese dove il cibo resta un pilastro dell’identità culturale, riconosciuta anche dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità.


