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Microplastiche in Antartide, il termometro dell’inquinamento globale

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Anche il fragile ecosistema dell’Antartide è minacciato dalle microplastiche. Gli scienziati della marina colombiana le hanno trovate nelle acque dello Stretto di Gerlache.

L’inquinamento da microplastiche è arrivato fino alla fine del mondo, in uno degli angoli più remoti del pianeta. Lo ha rilevato il ricercatore colombiano Paulo Tigreros, esaminando le acque ghiacciate dello Stretto di Gerlache, un corridoio naturale lungo circa 160 chilometri che separa l’Arcipelago di Palmer e l’estremità della Penisola Antartica.

Nei campioni raccolti attraverso l’immersione di una rete, sono stati trovati polimeri e altri composti tossici che variano da 5 mm a un millesimo di millimetro.

Per il biologo marino e i suoi colleghi scienziati a bordo della ARC Simon Bolivar, nave della marina colombiana, non c’è dubbio che queste particelle abbiano già raggiunto la calotta polare, dove si uniscono le acque degli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano.

Microplastiche nell’Antartide, una minaccia per balene e altri animali che le scambiano per cibo

Per Tigreros, le microplastiche sono già onnipresenti negli oceani, con effetti letali per gli ecosistemi e per gli animali, come le balene che si nutrono del krill contaminato. I crostacei si nutrono infatti di fitoplancton, che spesso però confondono con le microplastiche, a causa delle loro piccole dimensioni. L’intera catena alimentare quindi ne risente, essendo il krill alla base della dieta di molti altri animali più grandi.

“Quando una balena si nutre di questo krill, è molto probabile che la microplastica penetri nel suo intestino”, spiega lo scienziato, influenzando il suo sistema polmonare, il suo sistema riproduttivo e persino la sua capacità di nuotare.

La calotta antartica, abitata anche da pinguini e foche, soffre da anni dell’aumento delle temperature globali. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite, che ha di recente avviato una spedizione con l’Argentina proprio su questo tema, le microplastiche potrebbero danneggiare ulteriormente il grande continente bianco “riducendo la riflessione del ghiaccio, modificando la rugosità della superficie, stimolando l’attività microbica” e “agendo come isolante termico”.

Microplastiche in Antartide, il termometro dell’inquinamento della Terra

“Consideriamo l’Antartide un continente totalmente isolato” dalle attività umane, ma “riflette i problemi ambientali” del pianeta, ha spiegato all’AFP Jorge Tadeo Lozano, ricercatore dell’Università di Bogotà, che ha accompagnato questa decima spedizione scientifica della marina colombiana.

Nonostante la sua lontananza, il continente bianco è molto esposto alle minacce esterne, tra cui le minuscole particelle di plastica. Purtroppo, la recente scoperta non è altro che l’ennesima conferma di precedenti studi sulla contaminazione di questo territorio. Nel 2020 infatti, alcuni scienziati neozelandesi avevano rilevato la presenza di microplastiche nella neve appena caduta in Antartide.

 

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