Cosa comporta l’introduzione dei dazi di Trump per i siti e-commerce cinesi come Shein e Temu, colossi del fast fashion?
Se nell’Unione europea si lavora a nuove misure per affrontare la sovrapproduzione di rifiuti tessili e le pratiche di ultra-fast e fast fashion, negli Stati Uniti i dazi aggiuntivi del 10% introdotti dal presidente Donald Trump potrebbero penalizzare colossi dell’e-commerce cinesi come Shein e Temu.
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per chiudere una scappatoia commerciale nota come “de minimis”, una regola vecchia di quasi un secolo, che ha consentito ai pacchi di basso valore provenienti da Cina e Hong Kong di entrare negli Stati Uniti senza dazi. Oltre il 90% percento di tutti i pacchi in arrivo negli Stati Uniti entra tramite de minimis e di questi, circa il 60% proviene dalla Cina. Il numero di spedizioni che entrano negli Stati Uniti tramite la rotta duty-free è esploso negli ultimi anni, raggiungendo quasi 1,4 miliardi di pacchi nel 2024.
Una mossa che sembra essere un duro colpo per le aziende di fast fashion come Shein e Temu con sede in Cina, mentre a guadagnarci però potrebbe essere Amazon che, con la sua infrastruttura già consolidata negli Stati Uniti, ha pochi ostacoli legati ai costi dei dazi. Inoltre, per competere direttamente con Temu e Shein, nel novembre 2024 ha lanciato la piattaforma Amazon Haul con prodotti a prezzi stracciati e sotto i 20 dollari.
L’amministrazione Trump ha affermato che la mossa aveva lo scopo di frenare il flusso di “fentanyl” negli Stati Uniti. “Il presidente Trump sta prendendo di mira le pratiche di spedizione ingannevoli degli spedizionieri cinesi, molti dei quali nascondono sostanze illecite, tra cui oppioidi sintetici, in pacchi di basso valore per sfruttare l’esenzione de minimis“, ha affermato la Casa Bianca in una dichiarazione.
Le merci importate sotto gli 800 dollari saranno ora soggette a un’aliquota doganale pari al 30% del loro valore o a 25 dollari per articolo, con un aumento di tale aliquota a 50 dollari per articolo dopo il 1° giugno.
La scappatoia commerciale “de minimis” adottata da Shein e Temu
Trump ha dato il via a una guerra commerciale globale all’inizio di quest’anno aumentando le tariffe su tutte le importazioni cinesi dal precedente 10% al 20%, affermando che era per punire Pechino per non aver fermato le spedizioni di sostanze chimiche utilizzate per la produzione del mortale oppioide.
I siti di e-commerce Shein e Temu hanno prosperato grazie a questa scappatoia, che ha permesso loro di evitare di pagare miliardi di dollari in dazi. Alcuni esperti di commercio sostengono che queste app hanno alimentato un’impennata delle importazioni dall’anno fiscale 2015, quando il numero di voci de minimis si aggirava intorno ai 139 milioni, secondo i dati CBP.
Senza de minimis, i prezzi degli ordini sui siti fast fashion potrebbero aumentare fino al 30%, costando ai consumatori circa 22 miliardi di dollari all’anno. Una buona parte di ciò si applicherà agli ordini di Temu e Shein, che sono responsabili di circa il 30% dei pacchi spediti negli Stati Uniti ogni giorno, secondo un rapporto del Peterson Institute. Quasi la metà di tutte le spedizioni de minimis ha origine in Cina, secondo un rapporto dei repubblicani della Camera. Con la scomparsa della scappatoia fiscale, i marchi che si affidano all’approvvigionamento di beni a basso costo, in particolare dalla Cina, avranno tempi molto duri perché i loro margini sono già molto ridotti.
Fast fashion, ecco come funziona il modello di business di Shein
Con il termine fast fashion si identificano tutti quei vestiti di bassa qualità che si acquistano a prezzi contenuti in grandi catene o e-commerce. A pagare il prezzo di questo successo sono, però, i lavoratori del brand, come dimostra un’indagine condotta dall’organizzazione svizzera Public Eye all’interno degli impianti di produzione di Shein, con operai che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno.
I brand low cost producono annualmente milioni di tonnellate di rifiuti tessili sintetici, difficili da smaltire anche a causa delle sostanze chimiche nocive presenti al loro interno.
Secondo alcune stime per fabbricare una sola maglietta di cotone occorrano 2.700 litri di acqua dolce, un volume pari a quanto una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo. Inoltre, lavare prodotti sintetici ha portato a un accumulo pari a mezzo milione di tonnellate di microplastiche sul fondo degli oceani ogni anno.
L’industria della moda è una tra le più impattanti al mondo. Vi spieghiamo perchè e come i nostri acquisti incidono sull’ambiente e come combattere il fenomeno della fast fashion.


