Impianto nucleare in Italia con torri di raffreddamento, simbolo del decreto in attesa di approvazione per il settore energetico nazionale.

Nucleare in Italia, cosa prevede il decreto in attesa di approvazione

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Il disegno di legge delega sul nucleare è stato inviato a Palazzo Chigi che lo inserirà nell’ordine del giorno al primo Consiglio dei Ministri utile. Ecco cosa prevede la norma

Il disegno di legge quadro sul nucleare è stato trasmesso a Palazzo Chigi e sarà varato nel primo Consiglio dei Ministri utile. A dirlo durante un Question Time alla Camera, è stato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. 

Un disegno di legge già annunciato prima di Natale e che, come ha spiegato il ministro, conterrà quattro articoli e avrà lo scopo di preparare la strada a un futuro ritorno del nucleare in Italia.

Il testo del ddl, ora sul tavolo di Giorgia Meloni, indica la strada che il governo vuole percorrere. A partire dallo sviluppo di piccoli reattori modulari (gli small modular reactor), utilizzando tecnologia di terza e quarta generazione.

Nel ddl è prevista anche l’istituzione dell’Autorità di Sicurezza Nucleare, che avrà il compito di vigilare e autorizzare gli iter realizzativi degli impianti.

E poi c’è la questione dello smaltimento delle scorie nucleari. Un problema ancora irrisolto nel nostro Paese dove manca ancora un deposito nazionale permanente né si riesce ad individuare il sito in cui dovrebbe sorgere.

La legge delega, così come scritta dai tecnici del ministero, dovrà ora passare il vaglio del Consiglio dei ministri e poi quello del Parlamento che darà la possibilità al governo di legiferare sulla questione.

Nucleare, Pichetto Fratin: “Non possiamo più aspettare”

“L’Italia è pronta a rientrare nel nucleare che rappresenta una scelta cruciale che non andrà a sostituire le rinnovabili ma le completerà assicurandoci un mix energetico equilibrato e sostenibile. È una mossa che non possiamo più rimandare”. A dirlo è stato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin in un’intervista al quotidiano il Sole 24 ore.

Nell’intervista il ministro ha spiegato la volontà del governo di creare entro la fine del 2027 un Testo Unico sul nucleare. Una strada lunga ma soprattutto difficile, perché gli italiani si sono già espressi – e per ben due volte – contro l’utilizzo del nucleare nel mix energetico del Paese. 

“Bisognerà informare bene e avere il consenso in Parlamento e nel Paese. E sono fiducioso”, ha però affermato il ministro Pichetto Fratin.

Nucleare, superare i referendum

Secondo il governo Meloni, i due referendum con i quali gli italiani hanno detto no al nucleare, quello del 1987 e quello del 2011, sono ormai superati. Il motivo? All’epoca si discuteva di tecnologie ormai vecchie.

Oggi, il governo punta tutto sugli SMR, gli Small Modular Reactor (Piccoli Reattori Modulari).

Si tratta di reattori nucleari di piccola taglia progettati per essere costruiti in moduli, ovvero unità prefabbricate che possono essere assemblate direttamente sul sito di utilizzo.

Questa modularità consente di ridurre i costi e i tempi di costruzione rispetto ai tradizionali reattori nucleari di grandi dimensioni. 

Si tratta di una tecnologia che, secondo gli esperti, è più sicura rispetto ai grandi impianti nucleari attualmente in funzione nel mondo. Ma al momento in Europa non esistono ancora SMR attivi.

Gli SMR sono già in fase di sviluppo o implementazione in vari Paesi, come gli Stati Uniti, il Canada e il Regno Unito ma gli unici Paesi in cui al momento sono già in funzione sono Russia e Cina.

Se il governo è pronto alla reintroduzione del nucleare in Italia, la gran parte delle associazioni ambientaliste italiane continua a dire no al suo utilizzo.

Un no rinnovato con la creazione del network 100% rinnovabili che ha recentemente pubblicato un report nel quale dimostrerebbe che il reintegro del nucleare nel mix energetico italiano farebbe aumentare i costi dell’energia in bolletta.

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