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Nucleare sostenibile, il corso ENEA per giornalisti

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La decarbonizzazione impone di diversificare le fonti energetiche e l’Italia può essere protagonista nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie: ecco perché è importante conoscerle per informare correttamente i cittadini. 

La decarbonizzazione e la necessità di diversificare le fonti energetiche impongono una riflessione sul nucleare sostenibile. Che non è quello tradizionale e bocciato per due volte dagli italiani nei referendum, ma quello offerto dalle tecnologie più innovative già disponibili o in fase di ricerca e sviluppo.

Per questo, l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha organizzato un corso riservato ai giornalisti, chiamati a informare i cittadini sulle sfide attuali e sulle prospettive future. Il corso è stato arricchito dai contributi dei ricercatori ENEA e di altri protagonisti della ricerca e dello sviluppo.

Il tema dell’energia è sempre molto complicato, in questo caso è reso ancora più complesso perché parlavo di tecnologie innovative molto diverse da quelle che tutti conoscono. Quindi occorre fare uno sforzo per cercare, anche se in maniera semplificata, far capire il potenziale delle nuove tecnologie” – ha spiegato Gilberto Dialuce, presidente di ENEA – “Ci sono ancora delle criticità, come ad esempio il tema dei rifiuti che va gestito ma è gestibile. La grande innovazione è che le nuove generazioni di nucleare sono intrinsecamente molto più sicure: hanno sistemi di sicurezza passivi, con l’impianto che anche in caso di malfunzionamento o incidente tende a entrare in sicurezza senza l’intervento umano“.

Tra le tecnologie che potrebbero essere disponibili nel medio termine, troviamo i piccoli reattori modulari o le centrali di quarta generazione. Nel lungo termine, invece, la fusione è la tecnologia più interessante, e l’Italia in questo ambito sta già recitando un ruolo da protagonista.

La fusione è arrivata a un punto di maturità tale da suscitare l’interesse delle industrie e oggi al mondo ci sono più di 50 startup che hanno raccolto oltre 6 miliardi di dollari per sviluppare progetti sulla fusione, mentre paesi come la Gran Bretagna che hanno messo insieme le loro competenze accademiche e industriali per anticipare la realizzazione della fusione” – il punto di Paola Batistoni, responsabile della Divisione Sviluppo Energia da Fusione di ENEA – “In Italia abbiamo grandissime competenze, siamo i secondi contributori in Europa dopo la Germania nel programma europeo per la fusione. Abbiamo grandi competenze scientifiche, tecnologiche e industriali, infatti l’industria italiana è stata tra i protagonisti della costruzione dei componenti più tecnologici di ITER. Siamo in una buona posizione per poter, anche noi, contribuire allo sviluppo e alla realizzazione di questa tecnologia“.

Con DTT (Divertor Tokamak Test, ndr) non stiamo solo realizzando l’infrastruttura di ricerca più complessa finora realizzata in Italia e quella con le maggiori prestazioni previste in Europa. Stiamo anche realizzando un cambio nel paradigma dell’energia da fusione” – ha spiegato Francesco Romanelli, presidente della società DTT scarl – “DTT è un esempio estremamente fecondo di partnership pubblico-privata. Mettendo assieme tutte le istituzioni di ricerche operanti nella fusione in Italia, in particolare ENEA, e la maggior industria energetica nazionale, Eni, DTT sarà nella posizione migliore per accelerare lo sfruttamento dell’energia da fusione nei prossimi decenni“.

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