Quattro aggressioni omofobe in una settimana. Roma e il suo territorio continuano ad essere scenario di violenze ai danni della comunità Lgbtqia+.
Il Gay Center ha diffuso una nota in cui denuncia di avere ricevuto 3 segnalazioni alla Gay help line in una settimana. A queste si aggiunge quella di sabato 13 settembre.
Una coppia di ragazzi è stata aggredita in via del Corso, poi una ragazzo ha subito un’aggressione sull’androne di casa da un coinquilino. Poco dopo una coppia di ragazzi è stata aggredita in un ristorante a Roma Nord e in fine un ragazzo gay di 25 anni è stato aggredito da 10 ragazzi. Tutte queste violenze sono state perpetrate perché le vittime sono state riconosciute come omosessuali.
“Essere lesbiche, gay, bisessuali, transgender o persone non binarie non può e non deve mettere a rischio di violenza: le strade, i locali, i luoghi della convivenza civile non possono essere impunemente luogo di violenze omotransfobiche.” sottolinea in un comunicato il Gay center che ribadisce la richiesta di una legge nazionale che riconosca l’aggravante della omotransfobia nelle aggressioni.
Inoltre, l’associazione chiede a Roma Capitale “che vengano acquisite le nostre integrazioni alla delibera contro l’omobitransfobia affinché sia anche riconosciuto l’impegno che il servizio di Gay Help Line 800 713 713 offre alla città di Roma da circa 20 anni.”
Netto il commento di Marilena Grassadonia – Coordinatrice Politiche Diritti LGBT+ di Roma Capitale.: “Leggere dell’ennesima aggressione ai danni di un ragazzo gay in pieno centro nella nostra città oltre che rabbia mette i brividi. Pensare che camminare per strada tornando verso casa può essere rischioso è cosa folle ma purtroppo ancora assurdamente reale. Ed è per questo che dì questa situazione e di questo crescente clima d’odio, dobbiamo farci carico tutti, istituzioni, politica, cittadinanza.
Solidarietà ad Alessandro insieme al rinnovato impegno del lavoro che come Roma Capitale stiamo portando avanti costantemente, a fianco alla comunità lgbtqia+, insieme alle tante realtà associative presenti in città.” Conclude Grassadonia.


