Le ondate di calore mettono a rischio quasi un lavoratore su dieci. A denunciarlo è Greenpeace Italia, che ha lasciato sciogliere al sole le statue di ghiaccio raffiguranti un rider, un bracciante e un operaio.
In occasione della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, che si svolge il 15 luglio, gli attivisti di Greenpeace Italia hanno installato e poi lasciato sciogliere al sole tre statue di ghiaccio nei pressi del Colosseo per denunciare l’impatto del riscaldamento globale sui lavoratori.
A sciogliersi sotto i raggi solari sono state le statue di un bracciante, un operaio e un rider, fra le categorie più esposte alle ondate di calore. Con lo slogan “Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci squagliamo”, l’associazione ambientalista ha evidenziato un paradosso della crisi climatica: mentre i principali responsabili dell’aumento delle temperature continuano ad arricchirsi con i combustibili fossili, la vita delle persone viene messa in pericolo dagli eventi metereologici estremi.
“Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni in Europa sono morte 200 mila persone a causa del caldo estremo. Questa strage annunciata ha dei colpevoli: le industrie petrolifere e le politiche energetiche basate sui combustibili fossili dei governi complici, come avviene anche in Italia con le aziende del gas e del petrolio e il governo Meloni. È arrivato il momento di far rispettare il principio “chi inquina paga” e di riconoscere le responsabilità delle industrie fossili”, ha dichiarato Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia.
L’impatto delle ondate di calore sui lavoratori italiani è stato sottolineato da Greenpeace Italia nel rapporto “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”, redatto con le previsioni del progetto Worklimate e il contributo della Cgil.
La frequenza delle giornate caratterizzate da un rischio caldo alto è aumentata del 60% tra il 2021 e il 2025, arrivando al 38% di tutte le giornate estive analizzate. Negli ultimi cinque anni, inoltre, durante l’estate una media di 670 mila lavoratori al giorno (con picchi di 1,5 milioni) si è trovata potenzialmente esposta a rischio caldo alto: si tratta del 9% degli occupati (ossia quasi un lavoratore su dieci) nei soli territori provinciali e metropolitani dei capoluoghi di Regione oggetto dell’analisi.
“Il caldo estremo non è più un’emergenza occasionale: richiede risposte strutturali. Servono tutele immediate per le lavoratrici e i lavoratori, a partire da una cassa integrazione obbligatoria nelle ore più calde e da una riorganizzazione degli orari di lavoro, anche per i rider, il cui rapporto di lavoro si conferma di fatto subordinato. C’è inoltre bisogno di climatizzare gli ambienti di lavoro al chiuso. Occorre tassare i profitti record, compresi, naturalmente, quelli delle industrie fossili, e destinare una parte significativa di queste risorse all’incentivazione delle energie rinnovabili, per favorire la transizione energetica di cui abbiamo davvero bisogno”, ha spiegato Francesca Re David, Segretaria confederale della Cgil.


