Un’innovativa tecnologia giapponese consentirebbe di sperimentare una ‘terza via’ nella difficile convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica. La Provincia autonoma di Trento nettamente contraria, ma anche gli esperti si dividono.
Lupi robot come deterrente per gli orsi in Trentino? Più che un’idea, una suggestione che però ha riscontrato opinioni divergenti negli ultimi giorni. Tutto è nato da un’intervista del Corriere della Sera a Motohiro Miyasaka, presidente di Wolf Kamuy, azienda di Sapporo, nel Nord del Giappone, che produce dispositivi di vario genere repellenti per la fauna selvatica. Tra i prodotti dell’azienda, c’è il Monster Wolf, un robot che ha le fattezze di un lupo, dotato di pelle finta, microfoni, infrarossi e alimentato con l’energia solare.
La tecnologia
Il Monster Wolf, che viene definito dai suoi produttori come “un dispositivo ecologico repellente per la fauna selvatica che riduce i danni causati dagli animali selvatici tenendoli lontani“, è in grado di attivarsi al passaggio degli animali e, come un vero lupo, ringhia, emette 50 diversi suoni e luci ed è in grado di allontanare animali come orsi, cinghiali e caprioli. Il prototipo definitivo, dopo anni di sperimentazioni e perfezionamento, è stato realizzato nel 2016 con l’intento di rispondere ad un’emergenza che il Giappone ha vissuto ben prima del Trentino: l’aumento, in pochi decenni, della popolazione di orsi, che è praticamente raddoppiata con tutte le conseguenze del caso, che hanno portato a inevitabili abbattimenti. Per Miyasaka e per la sua Wolf Kamuy, però, ci sarebbe una soluzione valida a tutte le latitudini.
Lupi robot, la terza via contro gli orsi
“C’è una terza via per raggiungere la coesistenza tra uomo e fauna selvatica, senza distruggere l’ambiente naturale. Il Monster Wolf è molto efficace con gli orsi, animali prudenti che tendono a scappare: basterebe posizionarlo nei punti in cui può essere più efficaci per deviare i percorsi naturali degli orsi e creando così corridoi faunistici” – ha spiegato Motohiro Miyasaka al Corriere della Sera – “I robot potrebbero essere posizionati vicino alle autostrade o ai fiumi, quelle barriere che gli orsi seguono per arrivare ai villaggi. Il principio di base è quello di separare nettamente le zone tra uomo e animali, senza ricorrere a soluzioni estreme“.
Lupi robot anche in Trentino?
L’idea di far approdare questa tecnologia dei lupi robot in Trentino, ormai da tempo alle prese con una difficile convivenza tra uomo e orsi, che non ha portato a nulla se non ad abbattimenti di vari esemplari, è in fase di discussione proprio in questi giorni. Michela Vittoria Brambilla, deputata e presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente (Leidaa), si è detta assolutamente favorevole: “La Provincia autonoma di Trento potrebbe comprare questi robot. Vale la pena sperimentare, specialmente se la tecnologia consente di gestire le problematiche con gli animali selvatici, senza arrecare loro danni o sofferenze“.
Brambilla: “Vale la pena sperimentare”
“Il Trentino non è a corto di risorse economiche, si può permettere di comprare i robot come di installare i cassonetti anti-orso, mettendoli al servizio dei cittadini. Può essere un’iniziativa importante, tutto ciò che si può fare per favorire la coesistenza tra animali proetti e abitanti della zona è prezioso. La tecnologia più recente ci offre nuove opportunità e solo sperimentando sapremo se questi robot funzionano” – ha aggiunto Michela Vittoria Brambilla, riportata sempre dal Corriere della Sera – “Il lupo robot non andrebbe usato per catturare gli orsi come fanno talvolta in Giappone, ma solo per dissuaderli e indirizzarli verso i corridoi faunistici. Il robot potrebbe tenere lontani anche i lupi, sostituendo i cani da guardiania. Non si può lasciare un cane legato a un albero contro un branco di lupi, servono recinzioni elettrificate. Ovviamente, auspichiamo anche politiche innovative, con corridoi faunistici, cartellonistica adeguate, prelevamento e ricollocamento degli orsi in santuari europei. La Giunta provinciale, che vede nell’abbattimento l’unica soluzione, ha però sempre respinto tutte le nostre proposte“.
L’assessore trentino: “Idea poco seria”
La Provincia autonoma di Trento, tramite il suo presidente Maurizio Fugatti ma anche tutta la Giunta, finora ha sempre fatto orecchie da mercante di fronte alle proposte delle associazioni animaliste. E si è andato avanti sempre per la stessa strada: non appena un orso viene individuato come problematico, scatta l’abbattimento. La proposta di Michela Vittoria Brambilla, infatti, non trova il favore di Roberto Failoni, assessore provinciale alle Foreste e alla Caccia, delegato alla gestione dei grandi carnivori e della fauna selvatica: “Ogni strumento utile a gestire una situazione così critica sarebbe benvenuto, ma questo Monster Wolf mi sembra molto lontano dal poter essere considerato serio“.
Il veterinario: “Utile, ma gli orsi…”
Cosa ne pensano invece gli esperti di fauna selvatica? Le opinioni sono discordanti. Alessandro De Guelmi, ex veterinario che per anni ha seguito le operazioni di cattura degli orsi in Trentino, ha spiegato: “Dobbiamo imparare in primis da chi gestisce queste problematiche e convive con l’orso. La tecnologia può essere utile per allntanare gli orsi dai centri abitati, dai meleti e dai campi di mais, o per impedire che attraversino le strade. Quel robot potrebbe impedire anche al resto della fauna selvatica di andare in determinati luoghi e scongiurare così gli investimenti lungo le strade, ma l’orso è un animale intelligente e capace di adattarsi. Se l’orso si abitua alla presenza del robot e torna nei centri abitati, a quel punto può incrociare di nuovo l’uomo. E il problema si riproporrebbe“.
L’importanza della ricerca
Per Alessandro De Guelmi, quindi, sperimentare il Monster Wolf può servire, ma ci sono mosse più importanti da prediligere, che il Trentino non ha mai preso in considerazione. “L’importante è investire nella ricerca locale, per capire il comportamento degli orsi del nostro territorio. I robot sono utili ma non sono l’unico modo per convivere con l’orso, il Trentino resta l’unico territorio con una fauna selvatica grande e varia dove non sono mai stati fatti i corridoi faunistici” – ha spiegato il veterinario – “Gli esperti di tutto il mondo concordano sull’importanza di questi corridoi, un presidio di sicurezza per evitare incidenti stradali e la formazione di meta-popolazioni isolate, come nel caso dei nostri orsi. I corridoi faunistici si fanno anche in Alto Adige, noi siamo gli ultimi“.
L’etologo: “Strumento inutile e irrispettoso”
Totalmente in disaccordo, rispetto all’ipotesi, è invece Cristiano Fant, etologo e responsabile per la fauna selvatica di LEAL, Lega Antivivisezionista.
“Dobbiamo avere rispetto per ogni creatura di qualsiasi specie, tutelare gli animali significa anche comprenderli e non sappiamo cosa pensino gli orsi di questa invenzione. Gli animali che vivono liberi sono esseri senzienti, che sulla base delle esperienze modificano il loro comportamento, e non parliamo solo di orsi: i lupi, quelli veri, o gli animali che dai lupi vengono predati, come reagiranno agli ululati prodotti da questo giocattolo (costoso all’acquisto ma anche per la manutenzione)? Se uno di questi robot si dovesse rompere e ci fosse una predazione, un attacco o un altro incidente, daremo la colpa all’orso o a chi non ha fatto una corretta manutenzione?” – ha spiegato l’etologo in un articolo pubblicato sul sito di LEAL – “Il problema è sempre lo stesso: agiamo sulla base delle nostre esigenze senza pensare alle altre specie, dimostrando la solita, ignorante arroganza. Ad oggi, esistono strumenti adeguati per tutelarsi dai grandi predatori che non vengono usati per convenienza politica o per ‘mancanza di fondi’ che invece sembrano esserci sempre per cose decisamente meno importanti. Peraltro, vivendo fortunatamente in un ambiente non del tutto antropizzato, gli incidenti vanno messi in conto. Come accettiamo la morte in montagna durante un’escursione o mentre si lavora nei boschi, dobbiamo imparare ad accettare anche quella dovuta all’interazione con un animale selvatico. Altrimenti, tutta l’intelligenza e la cultura che vantiamo possiamo gettarle al vento“.


