Accordo conciliativo tra la Regione Abruzzo e l’uomo accusato di avere investito l’orso bruno marsicano Juan Carrito a Castel di Sangro, in provincia de L’Aquila, il 23 gennaio 2023.
Risarcimento di 18.000 euro all’uomo accusato di avere investito l’orso bruno marsicano Juan Carrito a Castel di Sangro, in provincia de L’Aquila, in Abruzzo, il 23 gennaio 2023. A prevederlo è l’accordo conciliativo davanti al giudice civile del Tribunale di Sulmona tra il 33enne alla guida dell’auto e la Regione Abruzzo. La sera dell’incidente, secondo l’informativa dei militari, la strada, oltre a essere avvolta dalla nebbia, era bagnata, buia e priva di segnali indicanti il pericolo di attraversamento della fauna selvatica.
Inevitabile, dunque, l’impatto con il plantigrado ribattezzato M20, nonostante una velocità moderata del veicolo a quattro ruote. Proprio per questo l’uomo accusato di avere investito il mammifero, dopo il ricevimento di 18.000 euro – 15.000 euro a titolo di risarcimento del danno e 3.000 euro per il pagamento delle spese legali – rinuncia alla causa civile contro la Regione Abruzzo. Proseguono, invece, le indagini per diffamazione aggravata ai danni del 33enne minacciato, soprattutto sui social, per la morte dell’animale.
Juan Carrito aveva quattro anni, era il figlio dell’orsa Amarena uccisa con un colpo di fucile il 31 agosto 2023 ed era diventato la mascotte del territorio. Negli ultimi mesi della sua vita, M20 aveva “rubato” teglie di biscotti in una pasticceria, aveva distrutto le arnie per mangiarne il miele e si era avvicinato troppo alle abitazioni. Proprio per questo la presenza dell’orso bruno marsicano aveva diviso cittadini e scienziati. Se per alcuni il plantigrado era un simbolo dei borghi abruzzesi, per altri il carattere mansueto dell’animale rappresentava un pericolo per la sua stessa incolumità. “Juan Carrito è l’equivalente di un Gian Burrasca“, aveva dichiarato a Teleambiente Giovanni Cannata, Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Non solo Juan Carrito, l’etologa Chiara Grasso: “Ecco cosa fare se si incontra un orso”
Visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise significa immergersi nella natura più incontaminata. Ma cosa fare se si incontra un orso? È meglio scappare via o mantenere la calma? E perché è necessario portare i cani al guinzaglio durante le escursioni naturalistiche? A rispondere a queste domande è l’etologa Chiara Grasso: “Ricordiamoci sempre che il bosco, prima di essere la nostra palestra di allenamento oppure il nostro hobby, è la casa degli animali. Quando un esemplare ci attacca, spesso lo fa per difendersi. Fondamentale, di fronte a un grosso mammifero come un plantigrado, evitare di farci vedere come una minaccia. Non siamo, però, neanche una preda, quindi, non bisogna correre, perché fa scatenare nell’animale selvatico l’istinto di rincorrerci“.
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Necessario, in caso di contatto fisico, restare fermi: “Se vediamo un orso durante un’escursione naturalistica, manteniamo la calma, indietreggiamo lentamente ed eventualmente mettiamoci su un’altura. Con tranquillità gli lanciamo dei “no” e dei “vai via” secchi. Se un plantigrado si mette sulle zampe posteriori, non lo fa per attaccare bensì per controllare meglio il territorio circostante. A quel punto non dobbiamo lanciargli pietre, zaini o bastoni. Soltanto se il mammifero arriva a un contatto fisico, ci sdraiamo per terra con le mani sul collo e stiamo fermi“.


