Il grido del Papa per il clima: “Serve una conversione ecologica globale”

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Dal 2015 con Laudato si’ fino ai videomessaggi per COP28 e COP29, Papa Francesco ha chiesto ai leader mondiali di agire contro la crisi climatica e proteggere i più poveri, i più colpiti dagli eventi estremi.

“Sono i poveri che soffrono il peggior impatto della crisi climatica, come dimostra l’attuale situazione. I poveri sono coloro che sono più vulnerabili agli uragani, alla siccità, alle inondazioni e agli altri eventi climatici estremi”. Era il 2019 e con queste parole Papa Francesco metteva di fronte ai rappresentanti delle compagnie petrolifere mondiali riunite in Vaticano le verità sul cambiamento climatico.

Papa Francesco – che della sua vicinanza alle sorti del Pianeta aveva fatto uno dei pilastri del suo pontificato – non ha mai nascosto le sue preoccupazioni per le sorti del clima mondiale. In quell’occasione, ai vertici delle compagnie petrolifere, indicava la strada da seguire: “Bisogna passare dalle parole ai fatti”. 

L’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco e la cura della “Casa comune”

Ma di cambiamenti climatici, di eventi meteo estremi e di come questi impattino soprattutto i più poveri e i più debili a tutte le latitudini, Papa Bergoglio parlava ogni volta che poteva. In primo luogo nella celebre enciclica Laudato si’ del 2015 nella quale il Pontefice proponeva un approccio chiaro per gestire e combattere la crisi climatica: quella “ecologia integrale” che comprende – al fianco delle scienze – gli aspetti umani e sociali. Perché – scriveva Francesco – “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale”, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale.

L’enciclica Laudato si’, pubblicata da Papa Francesco nel 2015, è uno dei documenti più significativi del suo pontificato. Per la prima volta un Papa ha dedicato un’intera enciclica alla cura dell’ambiente, legando in modo esplicito la crisi ecologica a quella sociale. Francesco propone il concetto di “ecologia integrale”, sottolineando che il degrado ambientale colpisce soprattutto i più poveri e vulnerabili. L’enciclica ha avuto un impatto globale, superando i confini della Chiesa cattolica, e ha contribuito a inserire con forza il tema del cambiamento climatico nel dibattito politico e culturale mondiale.

Il Papa ai potenti del mondo: sul clima non c’è più tempo

E voleva parlare, ancora una volta, di crisi climatica Papa Francesco indicando ai leader mondiali le loro responsabilità guardandoli negli occhi. Nel novembre 2023 era prevista la storica partecipazione del Papa alla COP28, cioè la Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici a cui partecipano i rappresentanti di tutti gli stati del mondo per cercare una soluzione alla crisi. Il suo stato di salute non glielo permise. Nè riuscì ad andare, l’anno dopo, in Azerbaigian per la COP29. Ma in entrambi i casi non mancò l’esortazione del Papa in un videomessaggio ai potenti per fare la loro parte: “Rinnovo il mio appello perché ai cambiamenti climatici si risponda con cambiamenti politici concreti. Usciamo dalle strettoie dei nazionalismi e dei particolarismi, schemi del passato, e abbracciamo una visione comune. Impegnandoci tutti e ora, senza rimandare, per una necessaria conversione ecologica globale”. 

Una conversione ecologica globale che riguarda tutti ma che vede nei leader mondiali i principali artefici di quel cambiamento che Papa Francesco ha richiamato a gran voce in ogni occasione utile. Per ricordare a tutti, ai circa 1,3 miliardi di cattolici nel mondo, e a chiunque lo ascoltasse che il tempo  sta stingendo e che è compito di tutti – credenti o meno – preservare l’ambiente, il Pianeta, il Creato. Comunque si voglia chiamare la nostra casa comune.

Nel solco di questo impegno, Papa Francesco ha scelto di rilanciare il suo messaggio con forza proprio alla vigilia della COP28, pubblicando l’esortazione apostolica Laudate Deum. Un testo breve ma incisivo, in cui denuncia senza mezzi termini l’inerzia della politica internazionale e ribadisce l’urgenza di azioni concrete per affrontare la crisi climatica. Con parole dure ma cariche di responsabilità, il Pontefice mette in guardia contro l’illusione della neutralità, ricordando che la posta in gioco è altissima: la dignità umana, la giustizia sociale e il futuro delle nuove generazioni.

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