Un caso senza fine: comitati e associazioni di cittadini sono pronti a nuove azioni legali. Ma intanto, su di loro pendono gravi accuse, dopo che la Digos ha notificato 39 avvisi di garanzia. Il tentativo di salvare una zona umida, scrigno di biodiversità, sempre più criminalizzato.
Il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso contro il Comune, presentato da cittadini e associazioni che si oppongono alla realizzazione di un Centro di educazione ambientale e sportiva nel Parco del Meisino. I cittadini che si battono per la salvaguardia del Parco, piccolo scrigno di biodiversità nel capoluogo piemontese, avevano chiesto al Tribunale di bloccare i lavori per consentire accertamenti di natura tecnica, ambientale e faunistica. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che i ricorrenti, non essendo “titolari di un diritto minacciato o leso dal Comune nel dare concreta attuazione al progetto“, non potevano di fatto fare ricorso.
Soddisfatto il Comune di Torino. “Restiamo convinti della validità di questo progetto. Siamo naturalmente sempre in ascolto delle sensibilità del territorio e aperti a ulteriori momenti di approfondimento nel merito dei contenuti del progetto, ma ci auguriamo anche che ora i lavori procedano senza ritardi” – spiegano Francesco Tresso e Domenico Carretta, assessori, rispettivamente, al Verde e allo Sport – “Vogliamo restituire ai cittadini uno spazio in cui sostenibilità ed educazione sportiva siano accessibili a tutti, in modo gratuito e inclusivo“.
Il progetto in questione, finanziato con i fondi del PNRR, prevede la creazione di un centro polivalente per l’educazione ambientale e lo sport. Tuttavia, il progetto insiste in un’area protetta dal 1990, una piccola ma preziosa zona umida ricca di biodiversità, rifugio soprattutto per varie specie di uccelli, tra cui uno dei pochissimi esemplari di garzaia urbana rimasti in Italia, e gli aironi cenerini. Situato dove la Stura di Lanzo confluisce nel Po, il Parco del Meisino è un patrimonio per cui cittadini e attivisti si sono attivati da tempo.
La vicenda, comunque, non è ancora chiusa. I comitati e le associazioni, che hanno raccolto le adesioni anche di alcuni ornitologi, sono pronti a ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale e pensano anche a coinvolgere i livelli europei di tutela ambientale. Un’azione, quest’ultima, possibile in virtù del fatto che alcuni di quegli habitat rientrano nella rete Natura 2000. Il comitato Salviamo il Meisino è attivo sin dall’autunno del 2022 e non sono mancate azioni di lotta e conseguenti misure repressive. Nonostante tante manifestazioni assolutamente pacifiche, dal 5 marzo scorso la Digos ha notificato a 39 persone avvisi di garanzia, emessi dalla Procura di Torino, con l’accusa di violenza privata. Accuse prontamente respinte al mittente. “Non c’è mai stato alcun atto violento, questo è solo un tentativo di intimidazione preventiva e di criminalizzazione del dissenso popolare e dell’ambientalismo“, spiegano i membri del comitato.


