Gli inquinanti eterni continuano a preoccupare: a Mestre il corteo contro inceneritori e i PFAS, a Crema la presenza di PFOS nel fiume Cresmiero. Intanto, Greenpeace lancia l’allarme: “Fiumi inquinati in 16 regioni”.
Niente inceneritore e stop ai PFAS. Le richieste della rete ecologista del Nordest sono arrivate nelle strade di Mestre il 1° giugno, con una manifestazione che ha riunito oltre 5000 persone (secondo gli organizzatori) per chiedere di fermare il progetto dell’inceneritore e di vietare per sempre gli inquinanti eterni.
Una combinazione “mortifera” che porterebbe a gravi danni ambientali in una zona già ampiamente colpita dalla contaminazione da PFAS, che con l’inceneritore Eni Rewind e le nuove linee di inceneritori da parte di Veritas, verrebbero addirittura bruciati. La zona d’interesse in cui sarebbero impianti da potenziare è quella tra Padova e Venezia. Tra gli impianti più contestati, quello di Fusina, a meno di 20 km dalla Serenissima.
In questi inceneritori infatti, potrebbero finirci i fanghi industriali che contengono anche i forever chemicals.
“L’obiettivo, il vero obiettivo, dei quegli impianti è quello di bruciare i fanghi dei depuratori civili. Ma poiché in questi ultimi ci finiscono i fanghi industriali, Pfas inclusi, si capisce bene quanto pericolosa siano questa traiettoria e questo mix di sostanze”, ha spiegato alle telecamere di Vicenza Today Mattia Donadel, della rete ecologista.
Tante le sigle presenti al corteo per chiedere uno stop ai veleni. Una richiesta che per quanto riguarda gli inquinanti eterni riecheggia sempre più forte e frequente, con le voci delle tante associazioni contro i PFAS che da anni lottano affinché queste sostanze smettano di essere prodotte e di inquinare terreni, acqua e aria del Nord Italia.
L’ultimo report di Greenpeace poi, presentato il 28 maggio durante il convegno “PFAS, stop ai veleni” alla Biblioteca della Camera, mostra come questo non sia un problema riservato solo alle regioni del nord Italia. Senza contare il fatto che l’inquinamento da PFAS non ha confini e percorre i fiumi e le falde di tutta Europa.
L’associazione ambientalista ha dimostrato ancora una volta che la contaminazione non si limita solo a Veneto, Piemonte, Lombardia, analizzando ben 18 mila campioni lungo lo Stivale. Ciò che è emerso è che le sostanze per-e polifluoroalchiliche sono presenti nei corsi d’acqua di 16 regioni italiane.
Tornando in Italia, in questi giorni anche in Lombardia è alta l’attenzione sui PFAS. In particolare, è il Cresmiero a preoccupare l’amministrazione. Nel fiume – risultato di sette canali e fiumi maglia nera in fatto di PFAS – è stata rilevata una presenza rilevante di PFOS. Alla luce delle analisi effettuate dall’Arpa, l’assessore all’ambiente di Crema, Franco Bordo, ha convocato per il 3 giugno un vertice con i tecnici dell’ufficio: “Prima di poter esprimere qualsiasi giudizio in merito, dobbiamo studiare la documentazione e gli esiti delle analisi, quindi si potrà valutare se convocare la commissione consiliare Ambiente”, si legge su La Provincia.
Dunque i riflettori sui PFAS, così come la loro diffusione nell’ambiente e le relative conseguenze per la salute umana, continuano a restare accesi. E le proteste probabilmente continueranno, se le autorità competenti non decideranno di agire con misure più stringenti rispetto a quelle in vigore.


