“Le affermazioni di Draghi sulla mancanza di alternative ai PFAS lasciano interdetti”, Greenpeace.
Vietare i PFAS danneggerebbe l’economia e la competitività economica europea, persino nella ricerca dell’energia pulita. In sintesi è questo il ragionamento contenuto nel rapporto “Il futuro della competitività europea” redatto dal gruppo di lavoro di Mario Draghi, per incarico di Ursula von der Leyen
Nel suo rapporto l’ex presidente della BCE ha affrontato diversi temi legati allo sviluppo economico e industriale dell’Europa, mettendo in luce la centralità del settore energetico e delle tecnologie pulite. E in questo contesto che Draghi ha espresso preoccupazione riguardo a un possibile divieto esteso dei PFAS in Europa, sostenendo che attualmente non esistono alternative valide per alcuni settori chiave, come la produzione di batterie e di elettrolizzatori, fondamentali per la transizione energetica.
PFAS, Greenpeace: “Sono sostituibili, eccome”
“Le affermazioni di Draghi sulla mancanza di alternative ai PFAS lasciano interdetti, perché non corrispondono alla realtà dei fatti”, si legge nell’articolo pubblicato sul sito di Greenpeace a firma di Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento Greenpeace Italia. “Si tratta dell’ennesimo tentativo di tutelare gli interessi di pochi anziché la salute delle persone“.
E aggiunge: “Draghi è smentito dai dati dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche: a dispetto di quanto afferma l’ex premier, infatti, nella stragrande maggioranza dei settori industriali, inclusi quelli delle energie rinnovabili, esistono già delle alternative ai PFAS. Il dossier dell’ECHA stilato nel 2023 ne individua nel settore delle batterie agli ioni di litio, per i semiconduttori, per le pale eoliche. E molte aziende stanno già sostituendo i PFAS dalla filiera produttiva”.
Sempre sul sito di Greenpeace è stata pubblicata una tabella nella quale vengono indicate tutte le alternative ai PFAS.
Molte aziende inoltre hanno già iniziato a eliminare i PFAS dai loro processi produttivi, in particolare nel settore tessile e nei beni di consumo. Si tratta di esempi positivi che dimostrano che una transizione industriale è possibile anche senza l’uso di queste sostanze pericolose.
Tra queste compare l’azienda Daykem, ad esempio, che ha firmato e aderito nel 2016 alla campagna Greenpeace Detox, impegnandosi volontariamente a eliminare tutte le sostanze nocive nel suo intero processo produttivo. Daykem si trova nel distretto tessile di Prato e produce impermeabilizzanti dei tessuti senza utilizzare PFAS.
L’appello delle Mamme No Pfas
Una delle voci più accorate nella discussione è quella delle Mamme No Pfas, un comitato nato tra le famiglie del Veneto, una delle zone più colpite dall’inquinamento da PFAS nell’intera Europa. Queste donne si battono da anni per la messa al bando di queste sostanze e hanno espresso tutta la loro preoccupazione e delusione in una lettera aperta a Mario Draghi.
Queste sostanze sono cancerogene e persistenti nell’ambiente, al punto che sia loro che i loro figli presentano elevate quantità di PFAS nel sangue, come ci ha raccontato Michela Piccoli del gruppo Mamme NO PFAS in un magazine di TeleAmbiente.
QUI il video completo:
La spedizione di Greenpeace “Acque senza veleni”
Dal 23 settembre Greenpeace è in giro per l’Italia con un obiettivo: raccogliere campioni di acqua potabile in tutto il Paese per realizzare la prima mappatura della contaminazione da PFAS in Italia.
“In Italia esistono diversi gravi casi di contaminazione, come in alcune aree del Veneto e del Piemonte, eppure i controlli ambientali promossi dalle istituzioni sono frammentari se non addirittura assenti, mentre le analisi sulle acque potabili sono limitate solo a poche Regioni o porzioni di territorio. Questa inerzia rischia di trasformare l’inquinamento da PFAS in Italia in un’emergenza nazionale fuori controllo. – afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, in un’intervista per TeleAmbiente – Nelle prossime settimane, raccoglieremo campioni di acqua potabile in diverse città di tutte le Regioni italiane per valutare l’estensione della contaminazione da PFAS e identificare eventuali nuove aree colpite oltre quelle già note. Chiediamo con urgenza alle istituzioni locali e nazionali di garantire acqua pubblica sicura per tutti: vogliamo bere acqua pulita, libera da veleni”, ha concluso Ungherese.


