PFAS e microplastiche, Miani (SIMA) “È importante trovare formule alternative”

PFAS e microplastiche, Miani (SIMA): “È importante trovare formule alternative”

Tabella dei Contenuti

L’inquinamento da PFAS e microplastiche è un problema che non può più essere ignorato. Alessandro Miani (SIMA): “Bisogna trovare delle formulazioni che non diventino inquinanti persistenti e soprattutto ubiquitari”.

PFAS, micro e nanoplastiche si trovano ormai ovunque. Negli oggetti d’uso quotidiano, nell’abbigliamento, negli imballaggi alimentari, queste sostanze inquinanti contaminano gli ecosistemi e l’organismo umano e rappresentano un problema globale che non si può più ignorare. Il prof. Alessandro Miani, presidente del SIMA, Società Italiana di Medicina Ambientale, ha fatto il punto sulla situazione in Italia, sull’urgenza di trovare soluzioni alternative per le industrie e sulle buone pratiche da adottare per limitare la dispersione di questi inquinanti nell’ambiente.

PFAS, micro e nanoplastiche sono un problema emergente molto importante. I PFAS saranno il nuovo amianto. Il nostro governo sta già lavorando per trovare delle formulazioni alternative perché comunque molte di queste sostanze servono all’industria, ma dobbiamo cercare di trovare delle formulazioni che non diventino inquinanti persistenti e soprattutto ubiquitari”, ha spiegato Miani a TeleAmbiente.

I cosiddetti inquinanti eterni, infatti, resistono nell’ambiente e nell’organismo umano, con effetti dannosi sugli ecosistemi e sulla salute. Negli anni, questi composti chimici (alcuni di questi classificati come cancerogeni per l’uomo) sono stati oggetto di numerosi studi che hanno portato ad associarli all’aumento del rischio di tumori femminili (seno, ovaie, utero) e maschili (testicoli), aumento dei livelli di colesterolo e danni alla fertilità.

Per quanto riguarda le microplastiche è la stessa cosa, anche qui sia a livello europeo che italiano sono stati fatti dei passi in avanti ma abbiamo una concentrazione nelle acque, sia in quelle dolci che nel nostro Mediterraneo, di queste particelle che è enorme e tempi di riassorbimento per farle rientrare nella loro forma originaria sono lunghissimi”, ha aggiunto il presidente del SIMA.

“Perciò anche l’azione di ogni singolo cittadino, la maggior attenzione al riciclo e a non disperdere certi elementi in ambiente diventa fondamentale, così come la scelta di investire in tessuti di fibre naturali piuttosto che di fibre sintetiche. In città come Milano e Roma, solamente di nanoplastiche derivate dai lavaggi di capi d’abbigliamento in fibre sintetiche, produciamo circa 300 chilogrammi al giorno di nanoplastiche che ad oggi non possono essere filtrate né raccolte da nessuno. Quindi dall’acqua di scarico delle nostre lavatrici raggiungono poi i nostri fiumi e i nostri mari”, ha concluso Miani.

Pubblicità
Articoli Correlati