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Piano Mattei, l’alternativa green per pace, sviluppo e sicurezza

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Alla Camera dei deputati si sono incontrati rappresentanti politici e istituzionali italiani e di vari Paesi africani, ma anche associazioni di settore, ambientaliste e umanitarie. Sergio Costa: “Non si possono ignorare grandi temi come la giustizia sociale, la giustizia climatica, la transizione energetica e la giustizia sanitaria in Africa”. 

Un’alternativa davvero green per il Piano Mattei per l’Africa, a pochi giorni dalla trasmissione al Parlamento, da parte del governo, della Relazione annuale dello stato di attuazione. È la proposta di ECCO, il think tank italiano per il clima, che ha organizzato una conferenza stampa di presentazione alla Camera dei deputati. All’evento hanno partecipato importanti rappresentanti politici e istituzionali italiani e africani, con diverse delegazioni di vari Paesi, ma anche esponenti di associazioni ambientaliste e umanitarie, come la Comunità di Sant’Egidio. La proposta al governo è chiara: solo una vera svolta nella transizione energetica può garantire sviluppo, pace, sicurezza e un’autentica cooperazione internazionale.

Enrico Mattei, a cui chiaramente è ispirato il Piano Mattei, era un uomo lungimirante per la sua epoca. Il grande tema è la giustizia sociale, la giustizia climatica, la transizione energetica e la giustizia sanitaria in Africa, che è un continente giovanissimo ma anche aggredito dai mutamenti climatici, situato alle porte di casa nostra. Se però tu costituisci un Piano Mattei, che come idea ci sta tutta, ma ci metti dentro progetti che erano nei cassetti da 10-15 anni senza metterci un euro in più, allora non è qualcosa che guarda oltre negli anni e nella visione politica. È semplicemente un contenitore di un nome per metterci ciò che era già dentro” – ha spiegato Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati e tra i protagonisti dell’incontro – “Aggiungo che se un governo nazionale vuole rapportarsi con il continente africano in modo diverso, lo si fa come Italia? Per quanto siamo un Paese importante, membro del G7 e del G20, rispetto all’Unione europea, da soli, contiamo di meno. Infatti, la scorsa settimana il Global Gateway dell’Unione europea ci ha suggerito di agire nel continente africano tutti insieme. Quindi bisogna mettersi nell’alveo del percorso europeo, con una riflessione europea, perché è chiaro che la capacità di fare massa critica in Africa cambia. E dai anche una dimensione politica del tuo essere nell’Unione europea“.

C’è un altro grande tema della cabina di regia stabilita dalla legge del Piano Mattei, approvata in Parlamento un anno e mezzo fa: i grandi player degli idrocarburi ci sono tutti. Io mi aspettavo che ci fossero anche le aziende del green, che ci fossero anche le ong africane o quelle italiane che lavorano in Italia, come ad esempio la Comunità di Sant’Egidio, e non è così. Io mi domando: se tu hai solo i grandi player del mondo del fossile nella cabina di regia, che stabilisce i parametri su cui muoversi e che dovrebbe organizzare e organicare tutto il sistema. Questo vuol dire che hai una visione che non è quella della transizione energetica, dell’aspetto sanitario o dei diritti, ma è tutt’altro, è solo un modo per sfruttare l’Africa” – ha aggiunto il deputato del Movimento 5 Stelle ed ex ministro dell’Ambiente – “L’idea del Piano Mattei, un impegno dell’Italia per costruire qualcosa che vada oltre questo governo e oltre il prossimo, non si discute. Ma proprio perché è un impegno dell’Italia, e non solo di questo governo, deve essere costruito con tutto l’asse parlamentare, perché poi lo può ereditare qualcun altro e perché vanno messe assieme tutte le varie sfaccettature. Ovviamente l’Africa non può vivere solo di rinnovabili, è chiaro che non ce la fa, ma se non costruisci la transizione, vivrà solo di idrocarburi e resterà sempre lo scendiletto di qualcuno“.

Questo evento si è svolto pochi giorni dopo il summit organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dalla Commissione europea per discutere della sinergia del Piano Mattei e del Global Gateway, in particolare nel quadro del corridoio di Lobito. In questo momento di grande opportunità politica e di grande discussione sull’evoluzione del partenariato tra Italia e Africa e tra Europa e Africa, è fondamentale parlare di clima come dimensione focale per garantire sviluppo sostenibile, stabilità e sicurezza nel continente africano, nel quadro del rispetto e della promozione della politica estera verso un quadrante centrale per l’Italia” – il punto di Lorena Stella Martini, analista senior Politica Estera di ECCO – “Ne abbiamo discusso con esperti, con rappresentanti di organizzazioni internazionali del settore privato, con keynote speaker dal continente africano, sottolineando l’importanza di fare questa cosa insieme, ascoltando le voci africane per delineare un Piano Mattei che sia co-costruito e lo abbiamo fatto anche con i rappresentanti delle varie parti politiche. L’obiettivo è capire come coinvolgere davvero tutte le varie prospettive all’interno di un Piano che sia davvero trasformativo per la strategia italiana verso l’Africa“.

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